Imprese meccaniche nella morsa della crisi
VIGEVANO.Il settore meccanico-calzaturiero prova a «ri-partire». Lo dicono i responsabili di Assomac, l'associazione nazionale dei costruttori di macchine per calzature con sede a Vigevano. Un settore che sta attraversando una crisi pesante: mentre si stava risollevando, l'anno scorso, da una serie di difficoltà interne, è scoppiata la crisi finanziaria che ha avuto gravi conseguenze sull'economia reale.
Dopo il Simac (la fiera di settore) Amilcare Baccini, direttore di Assomac, spiega: «Prove di ri-partenza significa che c'è chi, nonostante tutto, investe in un minimo di innovazione. Significa anche che l'anno scorso, al Simac, si è visto un grande interesse e poi siamo finiti nel pieno di una crisi annunciata. Oggi il Simac, anche se in dimensioni ridotte per lo spazio, più che per la quantità degli espositori, ha attratto molti visitatori interessati, nonostante ci si trovi in una fase di crisi acuta. Spero che l'interesse di oggi significhi che la crisi è stata metabolizzata e che le aziende pensino di investire e andare avanti».
Assomac ha notizie di chiusure di stabilimenti in Lomellina? «No - risponde Baccini - ma la situazione non è facile. La riorganizzazione del settore è in atto, e mi sorprende la capacità di resistenza di alcuni imprenditori. Devo essere sincero: non pensavo che alcuni di loro avrebbero resistito fino a qui. E alcuni pezzi li perderemo per strada, il settore si sta auto-selezionando».
Molte aziende stanno per terminare la cassa integrazione ordinaria. Che cosa succederà dopo? «O ci saranno ulteriori interventi - afferma Baccini - o alcune aziende non ce la faranno più: ci sono ditte di 4-5 dipendenti in cassa integrazione, non hanno la possibilità di ridurre il personale». Assomac ha 160 aziende associate in tutta Italia, il 60% sono vigevanesi e lomelline. Che futuro hanno? «Credo - dice Baccini - che dovremo soffrire per tutto il 2010, perché ci troviamo con un settore stremato. La crisi è passata? Non lo so. So solo che stiamo attraversando un processo lento, è una lotta di resistenza. Le richieste di cassa integrazione sono più o meno le stesse del 2008: significa che non ci sono grandi segnali positivi».
Rosella Banzato, sindacalista della Fiom-Cgil, sottolinea: «Finita la cassa integrazione ordinaria ci sono la straordinaria e la straordinaria in deroga. Non vorrei che qualche azienda pensasse che al termine della cassa ordinaria c'è il licenziamento».
E poi, Banzato aggiunge una dichiarazione molto esplicita sulla volontà della Fiom di difendere i posti di lavoro. «Se alcuni imprenditori pensano che questa crisi sia l'occasione per licenziare si sbagliano - afferma la sindacalista -. Non si commetta l'errore già visto nel settore calzaturiero, dove nei momenti di crisi hanno licenziato e poi, qualche tempo dopo, andavano alla ricerca di figure che non riuscivano più a trovare, come le orlatrici. La crisi è mondiale, ma ci sono strumenti per mantenere nelle aziende le professionalità e i lavoratori». Non percorrere fino in fondo la strada degli ammortizzatori sociali, già finanziati, secondo Banzato, sarebbe il segno di una volontà precisa: «La volontà di aumentare il dramma dei dipendenti e delle loro famiglie. Non accettiamo la resa degli imprenditori». (d.a.)