Confalonieri: «Silvio infastidito dalle regole della democrazia»
ROMA. «Gli riesce difficile prendere atto che la democrazia pone dei freni. Silvio è un uomo del fare. I freni gli danno fastidio. Ma non è un dittatore come dicono»: cosi Fedele Confalonieri,(nella foto) presidente di Mediaset e amico di Silvio Berlusconi dagli anni del liceo, racconta il suo rapporto con il premier. «Le leggi ad personam? Le fa per proteggersi - dice Confalonieri - Se non fai la legge ad personam vai dentro. Una volta dentro, poi non ti chiedono scusa».
«Ma l'errore di Berlusconi è pensare che tutti i magistrati siano rossi - aggiunge - Sbaglia e io glielo dico... come anche che i comunisti non ci sono più... ma bisogna ammettere che è un ottimo argomento di vendita».
«Berlusconi parla troppo - dice poi Confalonieri - Prenda la vicenda D'Addario. Se non diceva un cavolo in tre giorni finiva». Le dieci domande di Repubblica? «Dissi a Silvio: Fregatene, non le legge nessuno e invece lui va a parlare a Porta a Porta». Nell'intervista a tutto campo Confalonieri definisce poi Eugenio Scalfari «l'unico giornalista che ha il senso degli affari», di Nanni Moretti dice che gli sta «sulle palle» e di Giulio Tremonti «che è legittimo che pensi al dopo». Sulla proposta di non pagare il canone Rai il presidente Mediaset osserva che «è una sciocchezza e che Berlusconi sbaglia». «Se Berlusconi si fosse limitato alla televisione - conclude Confalonieri - oggi avrebbe più del 90% dei consensi. Ma ha voluto giocare in prima persona. E ha spaccato in due il Paese».