Valle, per la bonifica dell'ex Sif il ricorso al Tar della Sadi di Grossi
VALLE. Il Comune guarda al Pgt e pensa a disegnare il paese del futuro partendo dall'area ex Sif. Che va però bonificata. Un'operazione che va a rilento da anni. E il prossimo 25 novembre il Tar dovrà pronunciarsi sul ricorso tra due aziende leader della bonifica in contesa sull'appalto.
Al centro del caso la Sadi Servizi industriale spa che ricorre contro la francese Sarp Industries e la Cantieri Moderni srl, le due ditte che hanno vinto l'appalto della terza fase della bonifica dell'area Sif. La Sadi è amministrata da Giuseppe Grossi, l'imprenditore delle bonifiche arrestato nell'ambito dell'inchiesta Montecity con l'assessore della Provincia di Pavia Rosanna Gariboldi.
Quello della Sif è tra i più clamorosi casi di inquinamento ambientale in Lomellina, venuto alla luce il 4 aprile 1989 quando l'allora Ussl segnalò sostanze tossiche smaltite per interramento dentro lo stabilimento di via Stazione di proprietà della Società italiana di furfurolo. Nel 1995, tre anni dopo la chiusura dell'attività produttiva, la Guardia di Finanza porterà alla luce 1.500 bidoni tossico-nocivi contenenti furfurolo, sostanza derivata dalla lolla di riso e utilizzata anche come solvente nella produzione di oli lubrificanti. La partita che si gioca a Valle è milionaria: dopo le prime due fasi, che sono costate circa 19 milioni di euro e che sono terminate tre anni fa, la terza fase di bonifica è stata finanziata sempre dalla Regione Lombardia con 14 milioni e mezzo di euro. Il primo lotto di questa fase, di circa due milioni di euro, è al centro della contesa giudiziaria aperta al Tar di Milano. I giudici si riuniranno mercoledi 25 novembre per decidere se confermare la graduatoria della gara d'appalto o accettare le ragioni di Grossi, amministratore delegato della Sadi, società con sede a Segrate controllata dalla Green Holding. La stessa Sadi aveva già lavorato alla bonifica dell'area Sif: lo conferma Claudio Tedesi, amministratore unico dell'omonimo studio di consulenza e ingegneria con sede a Milano, che da circa dieci anni è il progettista e il direttore dei lavori della bonifica. «La Sadi aveva vinto uno dei tanti appalti banditi a Valle: fra le altre ditte c'era anche la Unieco di Reggio Emilia», dice Tedesi, che nel gennaio 2008, in municipio, aveva spiegato ai capigruppo il progetto definitivo della bonifica. Fra le quattro soluzioni, due di bonifica e due di messa in sicurezza, fu scelta la bonifica con smaltimento e recupero delle ceneri con bricchetattura, cioè la trasformazione delle ceneri in mattonelle. Si decise per la seconda soluzione più costosa, fra l'altro bocciata dall'Arpa: la più economica parlava di un milione e 250mila euro. Ora tutto è bloccato. La Sadi contesta la graduatoria dell'appalto vinto dall'associazione temporanea d'imprese formata dalla Sarp Industries, con sede a Limay, a pochi chilometri da Parigi, e dalla Cantieri Moderni srl, di Ranica (Bergamo).