Il depuratore resta ad As Mortara

MORTARA. L'As manterrà la gestione del depuratore di Mortara: lo ha stabilito una sentenza del Tar, in merito al ricorso che l'ex municipalizzata aveva presentato contro l'Ambito territoriale ottimale della provincia. L'Ato voleva accorpare alla gestione del ciclo integrato delle acque anche l'impianto che si occupa di depurazione dei reflui urbani, ma anche di scarichi industriali.
La sentenza sottolinea che il carico di lavoro dei reflui industriali è superiore a quelli cittadini, e quindi di competenza pubblica: «Il predetto impianto - scrivono i giudici della quarta sezione del Tar lombardo - depurerebbe in gran parte reflui industriali, corrispondenti a circa il 91% del fatturato, e soltanto in minima parte le acque provenienti dalle fognature del Comune, corrispondenti a circa l'8,65% del fatturato. Per la prevalenza dell'attività svolta, non avrebbe dovuto essere ricompreso nei beni da affidare all'Ato».
Una decisione importante per As Mortara, visto che con il rinnovo della gestione avvenuto nell'ultimo anno e mezzo l'impianto riesce ormai a fatturare una somma considerevole, che resterà alla città: per i primi sei mesi di quest'anno, infatti, prima della vicenda dei miasmi, l'utile si aggirava intorno a 250 mila euro, prima delle imposte, per un fatturato complessivo che supera i 3 milioni 100 mila euro. Soddisfazione da parte del presidente di As Mortara, Simone Ciaramella: «Abbiamo sempre agito con la massima onestà intellettuale, e questo ci è stato riconosciuto dalla sentenza».
La sentenza prosegue indicando che «anche la normativa contenuta nel codice dell'ambiente non assoggetterebbe i beni di proprietà delle società private, come la ricorrente, all'obbligo di conferimento, sussistendo siffatto obbligo soltanto per i beni di proprietà comunale e quindi pubblica». In sostanza, le municipalizzate provinciali non sarebbero state obbligate a conferire i propri beni: si potrebbe aprire una crepa nel processo di privatizzazione dell'acqua in atto con la creazione dell'Ato. «Per noi era importante vedere l'impostazione corretta - commenta Delio Todeschini, presidente dell'Ato provinciale -. Non cambia niente».

Simona Marchetti