Gariboldi, altri indagati
PAVIA. L'ordinanza che ha portato in carcere cinque persone, tra cui Rosanna Gariboldi, potrebbe essere solo la punta dell'inchiesta. Spuntano altri indagati. Tra questi, l'avvocato di Zunino, Giovanni Camozzi. Ieri, intanto, per Lady Abelli è stata chiesta la scarcerazione.
Gli avvocati di Rosanna Gariboldi, Ennio Amodio, Pietro Trivi e Maria Novella Galantini, hanno presentato istanza di riesame della ordinanza che è alla base della custodia in carcere. In altre parole, si ritiene che non ci siano i presupposti perché la Gariboldi resti in carcere, e quindi si chiede la revoca oppure la modifica di quell'ordinanza. Se l'istanza sarà accolta, alla moglie di Giancarlo Abelli (che è apparsa molto provata in questi giorni) potrebbe essere concessa una misura meno restrittiva come i domiciliari. Resta il fatto, però, che la Gariboldi, nonostante l'intento manifestato dai pubblici ministeri subito dopo l'interrogatorio di garanzia, non è stata ancora sentita. Ieri i legali si sono presentati all'appuntamento con i pm Laura Pedio e Gaetano Ruta, ma poi hanno fatto ritorno in studio. Oggi saranno in carcere, per un colloquio con la loro assistita.
Da quanto è dato sapere, non sarebbe stato interrogato neppure Giuseppe Grossi, considerato il regista del sistema di illeciti realizzati attorno alla bonifica dell'area Montecity-Santagiulia. E chiarimenti la Finanza sta cercando di ottenerli anche sulla lista dei regali di Natale che l'imprenditore avrebbe elargito ad alcuni «amici». Orologi acquistati, per 6 milioni di euro, alla gioielleria Verga di Milano, e donati in cambio, si sospetta, di favori.
Anche per Grossi e per il suo collaboratore Paolo Titta gli avvocati ieri mattina hanno chiesto la scarcerazione facendo appello al tribunale del riesame (Titta si era visto respingere la richiesta dal gip Fabrizio D'Arcangelo). Nonostante la pausa negli interrogatori, l'inchiesta dei pm è comunque tutt'altro che ferma. La Finanza, su disposizione dei magistrati, ha perquisito la casa e lo studio dell'avvocato Giovanni Camozzi, uno dei legali dell'immobiliarista Luigi Zunino (a Pavia proprietario di una parte dell'ex Snia). Anche l'avvocato, come Zunino, risulta indagato per appropriazione indebita. Il nome di Camozzi compare nell'ordinanza insieme a quelli di altre cinque persone, che avrebbero concorso al reato in qualità di amministratori di altre società del gruppo Green Holding. Camozzi, in particolare, avrebbe avuto un ruolo in un'operazione finanziaria legata alla società Cascina Rubina, del gruppo Risanamento di Zunino.