Rapina, si apre il processo
BEREGUARDO. Indagini condotte con l'uso di tecnologie molto sofisticate. Quasi due milioni di telefonate esaminate per risalire ai rapinatori. Ma la ricostruzione fatta dagli investigatori della rapina da oltre un milione di euro al portavalori, tre anni fa a Bereguardo, sarà messa in discussione il 24 novembre, quando si aprirà il processo con rito abbreviato a carico dei due indagati.
Le indagini della squadra mobile di Pavia avevano portato in carcere Guerino Folino, di 42 anni, residente a Gropello Cairoli, e Antonio Pignataro, di 46 anni, residente a Cetrano (Cosenza). Una terza persona, un bidello che vive in Oltrepo, era stato denunciato a piede libero sulla base di una telefonata anonima, che aveva indicato l'operatore scolastico come uno dei componenti della banda. A distanza di anni da quel 6 ottobre del 2006, la posizione del bidello, difeso dall'avvocato Maurizio Sorisi, è stata archiviata. Per Folino e Pignataro, invece, l'avvocato difensore, Luigi Fornari, ha chiesto il rito abbreviato 'condizionato" all'esame del consulente tecnico, la cui ricostruzione solleva qualche dubbio rispetto a quella eseguita dagli inquirenti.
In sintesi fu ricostruito che una banda di 4 o 5 persone assali, tre anni fa, il mezzo blindato della Safe. Bottino: oltre un milione di euro. I rapinatori, per portare a termine il colpo, si travestirono da carabinieri e rubarono una Fiat Brava di colore blu cui applicarono la scritta carabinieri sulla fiancata, oltre a false targhe militari. Le guardie giurate caddero in trappola, fermando il furgone. Il consulente che sarà sentito a novembre contesta il metodo usato per setacciare le telefonate e mette in dubbio la ricostruzione del tragitto secondo i dati del Gps: la scatola nera riporterebbe, infatti, orari diversi. Ma dubbi vengono sollevati anche sull'effettiva fermata del furgone, mai sceso, secondo il consulente, sotto i 15 chilometri orari. Perplessità che anche il magistrato Luisa Rossi ritiene sia il caso di dover chiarire. (m. fio.)