Primarie: appelli e ultime scintille
ROMA.«Mi piacerebbe vedere delle primarie anche nel Pdl fra Berlusconi, Fini e Tremonti». L'ultimo giorno di campagna elettorale per le primarie del Pd, Franceschini rilancia la palla nel campo della maggioranza. Mentre si moltiplicano gli appelli al voto (e anche gli ultimi colpi bassi) tutti i candidati sembrano infatti d'accordo almeno su una cosa: quella di domani sarà un'altra grande prova di democrazia. Nei diecimila gazebo allestiti in tutta Italia gli elettori del Pd potranno eleggere direttamente il proprio segretario.
La prima sfida sarà quella con l'affluenza al voto. Difficile raggiungere il tetto dei 4 milioni e 300mila che andarono a votare per Prodi nel 2005, e forse anche i 3 milioni e mezzo che nel 2007 elessero Veltroni primo segretario del Pd. La soglia oltre la quale questa volta la scommessa sarà considerata vinta è quella dei due milioni. Anche se nelle ultime ore all'interno del Pd si va diffondendo un forte ottimismo sulla partecipazione al voto. Si tratta d'altra parte delle primarie vere, delle più incerte, e questo spiega la durezza della campagna elettorale ma fa pensare che tutti saranno mobilitati.
Anche ieri non sono mancate bordate da uno schieramento all'altro. Come quella sparata da Piero Fassino secondo cui «Franceschini è l'unico candidato che possa garantire davvero la sopravvivenza del Pd». Come a dire che una vittoria di Bersani potrebbe aprire la strada a possibili scissioni. Un'eventualità, questa, apertamente esclusa invece proprio da Franceschini. «Chiunque tra di noi vincerà, avrà il sostegno leale di tutti gli altri», assicura il segretario uscente. E anche Walter Veltroni, anche senza rinunciare a togliersi qualche sassolino, assicura che non farà guerre anche se dovesse vincere Bersani. «Non farò minoranze, non farò correnti», promette. «Avevo detto: non farò agli altri quello che è stato fatto a me. Lo confermo». Eppure anche ieri non è mancata qualche voce dissonante, come quella dell'ex Margherita Giorgio Merlo secondo cui «l'unità del Pd non è un dogma infallibile», sarà garantita solo «dalle scelte politiche di chi dirigerà il partito». In sostanza un avviso a Bersani. Nelle ultime ore di campagna ha fatto discutere anche un presa di posizione di D'Alema su Ignazio Marino, subito riproposta in video dai franceschiniani su 'Youtube" con il nome di 'minimo d'alema". Parlando a Barletta, D'Alema ha detto in sostanza che Marino è un suo bravo collaboratore che «si è preso la libertà di candidarsi», ma che dopo le primarie «tornerà a lavorare con Italianieuropei», la sua fondazione. «Sono molto curioso di vedere cosa risponderà Marino a questa 'chiamata alle armi" del suo presunto datore di lavoro», ha replicato sarcastico Sergio Cofferati (schierato con Franceschini).