Bossi: Tremonti lo difendo io
ROMA. «C'è un tentativo di fare fuori Tremonti ma io lo proteggo». Umberto Bossi teme che dietro l'attacco al ministro dell'Economia ci sia chi vuole bloccare il federalismo.
E non esita un solo istante a lanciare un preciso avvertimento al Cavaliere: il governo senza Tremonti non sta in piedi. E il ministro dell'Economia sembra davvero sul piede di guerra: «basta trame contro di me». Spiazzato dall'annuncio del premier sulla progressiva riduzione dell'Irap, furioso per gli attacchi ricevuti nelle ultime settimane da una parte della maggioranza che contesta l'eccessivo rigore nella spesa pubblica e bersaglio degli epiteti di Brunetta sul posto fisso, il titolare del ministero di via XX Settembre pretende un chiarimento definitivo con il premier.
La minaccia, che fa tremare i palazzi della politica e mette in allarme Bossi, è quella di una immediata uscita del superministro dal governo. Per tutta la mattinata l'ipotesi non viene smentita. Tremonti diserta la riunione del consiglio dei ministri e rimane al ministero in attesa del ritorno di Berlusconi dalla Russia. Ma Berlusconi vola a Milano in serata e l'atteso chiarimento potrebbe esserci oggi nella villa di Arcore.
Il Cavaliere ha fatto sapere che non è potuto rientrare in Italia in mattinata perché bloccato in Russia da una «tempesta di neve». A quel punto, Tremonti lascia il ministero e raggiunge palazzo Chigi per partecipare alla conferenza Stato-Regioni. Da via XX Settembre arriva l'assicurazione che il ministro «non ha intenzione di dimettersi» e, poco dopo, Tremonti diffonde una nota per spiegare che «nessuna notizia» circolata nelle ultime ore «corrisponde a verità». Il riferimento è alle sue possibili dimissioni ma anche alle indiscrezioni sul documento (subito smentito) che sarebbe stato scritto da uno dei tre coordinatori del Pdl e che rappresenterebbe una secca bocciatura della politica sin qui seguita dal ministero dell'Economia.
Nel governo la tensione è altissima ma Tremonti fa capire che sulla strada del rigore questa volta è deciso ad andare fino in fondo. Costi quel che costi. Il premier vuole evitare di incontrarlo e si aggrappa alle cattive condizioni del tempo che impedirebbero il decollo del'aereo? La battuta che viene attribuita a Tremonti assomiglia ad una vera dichiarazione di guerra. «L'aereo di Berlusconi, bloccato da una tempesta di neve... Credo sia stato bloccato da una fitta coltre di nebbia. Una nebbia molto ma molto fitta...». Il messaggio è chiarissimo: il premier non vuole incontrare Tremonti perché non saprebbe cosa dirgli. Sull'Irap, comunque, una risposta la offre Gianni Letta. L'imposta sulle attività produttive sparirà davvero? Dal sottosegretario alla presidenza del consiglio arriva una precisazione che può essere letta come una mezza marcia indietro: «Una cosa sono gli annunci e una cosa gli obiettivi. Non abbiamo mai detto che l'Irap scompare domani. Ci sarà una graduale riduzione, cosi come previsto dal programma e compatibilmente con la situazione di bilancio...».
Nell'attesa del chiarimento con Berlusconi, Tremonti fa sapere che di riduzione dell'Irap si potrà parlare solo quando si farà il federalismo fiscale (come vuole Bossi).