«Ma se togli, devi anche mettere»

MILANO. Berlusconi si dice pronto a tagliare l'Irap. E' possibile? «Certo, ma allora bisogna recuperare il gettito in altro modo». Alberto Zanardi, docente di Scienze delle finanze all'Università di Bologna, non usa mezze parole per dire che i soldi da qualche parte devono pur saltare fuori.
Adesso l'Irap porta in cassa 38 miliardi di euro.
«No, fra i 27 e i 28 miliardi. Il resto è Irap pagata da enti pubblici, soldi che vanno da una tasca all'altra».
Sono tanti. Come si fa?
«Diciamo che l'Irap è il pilastro della fiscalità regionale. A parte il gettito, le regioni hanno una loro autonomia sull'Irap, perché stabiliscono le aliquote e anche la base imponibile. Si tratta di una una forma di decentramento fiscale».
Da dove possono entrare i denari? Con lo scudo?
«Si, ma è un'entrata una tantum. I soldi daranno un po' di impulso all'economia e magari aumenterà il gettito di Iva, ma entrano una volta sola. E l'anno prossimo?».
L'ex ministro Visco dice che, senza le entrate dell'Irap, lo Stato va in bancarotta. E che è meglio abbassare l'Irpef.
«In effetti l'Irpef è una tassazione sul lavoro e non sulla produzione. Comunque anche il governo Prodi aveva apportato modifiche all'Irap. Per esempio aveva previsto deduzioni sulla base imponibile per le imprese che assumevano lavoratori a tempo indeterminato. Abolire l'Irap è molto complicato».
Come con l'Ici.
«E i Comuni, che dovevano avere trasferimenti dallo Stato, non li hanno avuti».
Proprio ieri hanno annunciato un nuovo aumento del debito pubblico. Siamo al 105% del Pil.
«Non siamo in una situazione allegra». (g.f.)