Senza Titolo


VIGEVANO
La prima vittima
di una brutta tangenziale

Dunque il povero Roberto Molon è il primo Piccolinese morto sulla tangenziale alla frazione. Più di un anno fa girava in paese un volantino intitolato «Piccolinese investito sulla sua tangenziale»: ahimè, mai previsione fu più azzeccata. Si leggeva, fra gli altri problemi causati dal tracciato della nuova strada, che costruire una tangenziale «a raso», senza semafori o rotatorie, è una vera follia.
Detto fatto. L'architetto assessore Sala non ha occhi e orecchie per i suggerimenti sensati; l'importante era aprire una nuova strada il più presto, possibilmente sotto elezioni, come dote per elettori non vedenti e non pensanti. E cosi... la circonvallazione dei Piccolini incrocia due strade, via dell'Erbetta e via Foramagna, in entrambi i casi in modo molto pericoloso. La prima strada ha la visuale impedita da una siepe fitta e sempreverde, la seconda addirittura incrocia la tangenziale a pochi metri da una curva cieca. Che cosa succederà quando qualcuno attraverserà quegli incroci, magari in una sera nebbiosa? La stessa cosa accaduta a quei poveri ciclisti o pedoni investiti sulla tangenziale di Vigevano agli incroci di via Vallere, via Endine... e di tutti quegli incroci dove ora ci sono mazzi di fiori di plastica.
Ma progettisti e amministratori sono responsabili di cosa? Se non potranno essere perseguiti penalmente (e non è detto), certo hanno responsabilità morale per i morti causati dalle loro assurde strade.
Si era discusso se intitolare la nuova strada al povero Molon e invece si chiama Corso Europa... che beffa: in quale parte d'Europa si potrebbe vedere una strada cosi insensata? Il nome di Molon lo troverete inciso da lui stesso nel cemento del ponte sulla via Foramagna. Si faceva chiamare Rullo.
Fausto Pistojavia e-mail

PAVIA
Un fiorino da pagare
ma i cocci rimangono

Vorrei condividere, anche solo per un battito di ciglia, con la nostra Amministrazione Comunale alcuni aspetti che sembrano, forse volutamente, passare inosservati, della nostra cara Papia.
Sono solito camminare per i nostri vicoli perché, per mia fortuna o per mia disgrazia, sarò a vivere ancora per qualche mese nel centro storico di questa fantastica città.
Le difficoltà per camminare sono molte. Le pietre della pavimentazione non si possono talvolta distinguere dal moderno selciato perché sono imbrattate di ogni genere di sporcizia. I cani sono i più educati; si fanno scrupoli a sporcare per non mettere in risalto la maleducazione dei loro padroni che raramente si concedono di raccogliere ogni souvenir.
Non parliamo poi delle bottiglie frantumate ad ogni angolo di strada; vetri sparsi ovunque.
Mi domando se il signor Sindaco abbia figli. Io sarei preoccupato di lasciare scorazzare un figlio per i vicoli. Se solo cadesse rischierebbe di procurarsi delle severe ferite. Non ci si cura neppure di tenere pulito davanti agli asili. Anzi, si possono trovare anche mozziconi di sigarette a volontà, lascito ovviamente di nottate vissute.
E che dire delle vetture parcheggiate ovunque. Prima o poi temo che dovrò far posto in salotto per lasciare parcheggiare qualcuno!
Ormai non esistono quasi più i marciapiedi. Ci sono serate in cui anche i residenti non trovano un parcheggio regolare entro le strisce perché gli «abusivi» si possono permettere tranquillamente di usufruire di ogni spazio accessibile. Ma non per questo ai residenti viene fatto qualche sconto, anzi!
Ma alle persone anziane ed invalide ci si pensa? Si, ma l'importante è far pagare ai residenti del centro storico una tassa sulla prima auto e poi sulla seconda e poi... sulla terza.
Eh già, come dicevo prima, forse siamo tornati indietro nel tempo. Le tasse si devono solo pagare e non si possono discutere. Ricordate quella meravigliosa pellicola quando in una scena, solo per varcare una linea di confine, il doganiere era solito urlare ai passanti: «Ehi, chi siete, dove andate, si ma quanti siete... un fiorino!»
Andrea Zielovia e-mail

PAVIA E IL LAVORO
La memoria conta
a cominciare dalla Snia

Gentile signor Mainardi, la memoria non un ricordo, non solo un testo, non solo rappresentazione. Essendoci il Ticino, i panni a Pavia si lavavano sulle sue rive; non possiamo quindi far altro che dedicare solo sculture alle lavandaie. Sculture che, nella sua personale accezione, più che alla lavoratrice paiono tributi all'autore. In altri luoghi della nostra immemore Patria, dove c'erano lavatoi pubblici, si sono conservati questi senza troppo indugiare sulle statue. I luoghi di lavoro dicono molto di più del lavoro e dei lavoratori che non le loro rappresentazioni.
Di certo le statue sono molto più pulite e pulibili dei muri delle fabbriche e non offendono il ricordo di nessuno, nè del padrone, nè del tempista, nè dell'inquinatore o smaltitore abusivo. Abbattendoli, inoltre, si fa spazio per altro di più appetibile e meno compromissorio con il passato. Demolendo tutto ciò che testimonia sul terreno i modi di produzione, si potrà raccontare un giorno ciò che lei gradisce si racconti: qualunque fossero le condizioni di lavoro nelle fabbriche, gli operai stavano molto meglio che a lavorare la terra (deve essere per questo che si consuma e distrugge cos tanto terreno agricolo!). Anche al «reparto cornuti» della ex Snia si stava meglio?
Di certo molti operai hanno potuto mandare i figli all'Università e l'etica moderna del lavoro ha permesso anche che avessero una casa. E questo, a suo parere, dovrebbe bastare a zittirli. Lei sembra infatti chiedersi cosa vogliano ancora quei lavoratori, perchè la menino sulla memoria.
Sui libri di storia, secondo lei, ci starebbero molto bene le foto di sculture innocue di scultori celebri dalla brillante biografia (rivendicandone magari la personale conoscenza), piuttosto che quelle dei corpi di fabbrica delle vecchie industrie con, sullo sfondo, qualche addetto - anonimo - agli altoforni.
Lo capisco, signor Mainardi: in tal modo non si rischia di dover narrare l'altra parte della Storia o dar conto ai nipoti della reale natura del loro benessere che poggia anche su terreni avvelenati, fiumi non balneabili, aree trasformate in edilizia residenziale dopo bonifiche pagate da tutti pur essendo l'inquinamento provocato da pochi.
Le città europee sono prodotti di stratificazioni millenarie - anche avvelenate - non di targhe salubri, signor Mainardi. Seguendo il suo punto di vista non ci resta che fare il monumento alla giacca-e-cravatta, alla ventiquattrore e, un giorno come un altro, sostituire quell'ingombrante San Michele (che sarà pur costato qualche ora di lavoro) con una bella dedica (griffata) di granito affissa sul fronte del condominio sorto sui suoi ruderi.
Irene CampariCircolo Pasolini, Pavia

CALCIO
Pavia delude in attacco
ma promozione possibile

Dopo nove partite e un bel pezzo di campionato già alle spalle, il Pavia Calcio si trova in una tranquilla posizione di classifica pur non avendo finora espresso un gioco particolarmente brillante.
La squadra ha mostrato serie lacune soprattutto in fase offensiva e non ha messo in risalto quella personalità vincente e quella fiducia nei propri mezzi senza le quali sarà difficile compiere il salto di qualità tanto atteso.
Tutti noi tifosi, prima dell'inizio del campionato, ci aspettavamo una squadra capace di imporre il proprio gioco, con un attacco in grado di impensierire le difese avversarie.
Invece, nonostante l'acquisto di alcuni elementi validi e promettenti, il gioco, soprattutto nel settore offensivo, ha deluso le aspettative tanto è vero che anche domenica scorsa a Legnano non si è visto un solo tiro in porta.
Infatti, finora, la maggior parte delle reti sono scaturite da calci piazzati più che da azioni manovrate.
Tocca quindi all'allenatore risolvere i problemi della squadra modificando l'assetto del centrocampo e dell'attacco.
Considerato che la nuova proprietà impersonata dalla Famiglia Zanchi ha sempre manifestato l'intenzione di dar vita ad una squadra che fosse in grado di raggiungere l'ambito traguardo della promozione in Prima Divisione, spiace constatare che finora i risultati non sono stati pari alle attese, specie negli incontri svolti in trasferta.
Personalmente, ho molto apprezzato gli sforzi della Famiglia Zanchi che, operando con grande passione e serietà, ha dimostrato di voler creare una società fondata su solide basi e, quindi, proiettata verso un futuro di grandi soddisfazioni.
Sono quindi certo che, con l'aiuto di tutti, il Pavia Calcio saprà risolvere i problemi finora emersi e competere, già da quest'anno, per acquisire almeno il traguardo dei playoff. Forza Pavia!

Edgardo Verzoni / Pavia