Vigevano si arrende solo nel finale

NOVARA. Vince Veroli, ma il pronostico è stato rispettato solo sul piano del risultato. Il campo ha detto che la neopromossa Vigevano ha davvero cambiato faccia dal derby in poi e che con questo piglio se la giocherà con tutti. I laziali, tra i favoriti per la promozione, soffrono per tre frazioni e scappano solo negli ultimi cinque minuti, quando gli uomini entrati dalla panchina infilano le triple che rompono l'equilibrio. Vigevano non può reagire perchè Williams non è mai entra in partita e Boyette ne esce, preso di mira da un arbitraggio che ha usato pesi e misure diversi, non certo in favore dei gialloblu. Le certezze da cui ripartire, già domenica a Udine, sono la solidità di Bertolazzi e Ghersetti, ma urge ritrovare Williams.
Primo tempo di straordinaria intensità e Vigevano che mostra di potersela giocare alla pari contro una delle corazzate del campionato. Peccato per la direzione arbitrale arruffona e protagonista fin dai primi fischi, per il resto lo spettacolo è tutto da godere con difese alte ed attacchi costretti a soffrire per trovare il canestro. Bertolazzi spariglia l'equilibrio con la prima tripla (10-7), Ghersetti è in serata di grazia e trova canestri di carattere (12-9), ma Veroli è pronta a punire ogni disattenzione gialloblu. Bertolazzi fa il bis dall'arco e il pala Dal Lago è in visibilio sul 15-11. Il divario potrebbe essere maggiore al primo intervallo senza lo sfondamento a Boyette e le due situazioni analoghe ben più evidenti che non vengono sanzionate negli ultimi secondi ai laziali. Se Veroli prova la fuga (19-23), Boyette rimette le cose a posto con un 2+1, cui risponde la tripla di Rossi. Quando Nissim si fa pescare in fallo antisportivo, Vigevano costruisce il 6-0 del sorpasso (30-28), poi è un'altalena di emozioni uguali e contrarie, dal terzo fallo repentino di Boyette alla tripla di Ganeto. La Miro Radici ha il grande merito di restare davanti a metà gara, mentre si alza palpabilmente la tensione. Garelli tiene in panchina Boyette in avvio di ripresa, per preservarlo, ma si vede un'altra Veroli, più fredda, con il 7-0 d'avvio ad indicare che la musica sta cambiando. Anche perchè pure Bertolazzi è al terzo fallo e Vigevano regge un po' meno in difesa e fa più fatica da metà campo in su.
Veroli costruisce il primo vero break con Rosselli e uno sprazzo di uno spento Robinson (46-54), ma la squadra di Garelli è generosa nel rientrare. Pearson e Boyette aprono la rimonta, Ghersetti e Bertolazzi la completano concludendo un 12-0 che potrebbe girare la partita a favore di Vigevano, se non arrivasse allo scadere la tripla di Nissim. E' il prologo alla serie micidiale di triple con cui Foiera e Nissim riaprono il divario (64-72) che stavolta Vigevano non riesce più a colmare, prima di tutto sul piano psicologico. E', infatti, l'uscita per falli di Boyette, determinata da una chiamata per sfondamento a metà campo molto contestata, a togliere certezze e riferimenti offensivi ai gialloblu. Fino alla fine infatti latiterà soprattutto Williams, impalpabile e pasticcione. Poi arriva pure il fallo tecnico a Garelli, ad avvelenare ulteriormente il finale di gara. «Questa nostra partita, contro una squadra che sappiamo essere tra le grandi favorite di questo campionato, è stata molto migliore di quella contro Jesi all'esordio due settimane fa», riflette Garelli scuro in volto come chi fatica a mandar giù un boccone amaro e abbastanza immeritato. «Loro sono stati molto più bravi, freddi e lucidi di noi sui palloni decisivi - continua l'allenatore di Vigevano - . Dobbiamo crescere nelle prestazioni individuali. Anche se non mi piace parlare dei singoli, in questa partita qualche prova individuale poteva essere migliore, ma sono comunque soddisfatto dell'approccio complessivo della squadra. Mi è piaciuta la difesa sui loro giocatori chiave nel primo tempo, ma è andata meno bene nella ripresa».
Il tecnico forlivese non va oltre: «Preferisco non commentare altro», chiude a denti stretti e il suo glissare faticoso sugli altri aspetti non tecnico-tattici della partita è un silenzio rumoroso.

Fabio Babetto