«Distingue la democrazia dal dispotismo»
ROMA.Il pluralismo nell'informazione? «Distingue la democrazia dal dispotismo. E' un insostituibile valore da rispettare nella carta stampata e nella radio-Tv, specie quella pubblica». Il reato di vilipendo? «Si può abolire». Il doppio messaggio parte dal Quirinale dove Giorgio Napolitano celebra la Giornata dell'informazione. L'esortazione del presidente della Repubblica prende spunto dai premi assegnati a due uomini politici con storie diversissime come Giulio Andreotti e Pietro Ingrao e parte nel giorno in cui Silvio Berlusconi torna ad attaccare i programmi Tv che osano criticare il governo. Napolitano preferisce non toccare quei temi che, dalla bocciatura del Lodo Alfano in poi, lo hanno coinvolto in questi ultimi giorni, chiede «senso della misura» e lancia un appello affinché le istituzioni e il Quirinale «siano lasciati fuori dalla mischia politica e mediatica».
Quanto al giornalismo, Napolitano ribadisce che il pluralismo e la libertà d'informazione debbono essere salvaguardati perché solo cosi «si riconosce il discrimine tra un regime democratico e un regime dispotico». Questo però non significa che la stampa e l'informazione più in generale non debbano prestare attenzione particolare alla «tutela della privacy», alla «dignità delle persone», alla «dignità delle istituzioni» e alla «riservatezza» delle indagini giudiziarie. Per il capo dello Stato si tratta di equlibri «difficili e sempre oggetto di controversie», ma a cui non si può sostituire da parte del giornalismo la «sottovalutazione di limiti e responsabilità» da riconoscere e da proiettare nel proprio modo di lavorare.
La libertà di espressione e anche il buon uso di questa libertà da parte dei giornalisti costituiscono per Napolitano «questioni che richiedono analisi e verifiche attente, anche in sede europea e non in riferimento a un solo paese». La questione, insomma, è complessa e mai come in questo momento serve equilibrio da parte della politica nei confronti dell'informazione, ma anche la stampa deve ricordarsi che ha dei «limiti di responsabilità».
Il capo dello Stato parla anche del reato di vilipendio, auspicandone l'abolizione. Lo fa come «postilla telegrafica» al suo discorso. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo a carico del leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, e del direttore di 'Libero", Maurizio Belpietro? I collaboratori del capo dello Stato fanno sapere che il Qurinale non c'entra e Napolitano lancia la proposta: «Del reato di vilipendio al prestigio del presidente della Repubblica, non toccato dalla riforma dei reati di opinione di pochi anni fa, chiunque abbia titolo per esercitare iniziativa legislativa, può liberamente proporne l'abrogazione. Giudichino poi i cittadini che cosa è libertà di critica e cosa non lo è, nei confronti di istituzioni che dovrebbero essere tenute fuori dalla mischia politica e mediatica». La proposta viene definita «coraggiosa» da Gaetano Quagliariello (Pdl) mentre il leghista Roberto Castelli ricorda che quando era Guardasigilli, il Quirinale gli inviò un messaggio per fargli capire che la proposta «non era gradita».