Garlasco si divide sulla moschea

GARLASCO.«Da tempo i musulmani di Garlasco chiedono uno spazio dove pregare. Io mi farò da tramite. Andremo tutti insieme in Comune, ma non adesso: l'attentato di Milano ha scosso tutti, legittimi i timori dei garlaschesi». Bouchra Moustakim, marocchina 34enne, a Garlasco dal 2001, parla a nome della comunità di cui è rappresentante.
Spiega che, al di là dell'ipotesi di una moschea nell'ex supermercato di via Parini, l'esigenza di un luogo di culto islamico c'è. A segnalargliela una quarantina di famiglie arabe, cioè i circa duecento immigrati di credo musulmano radicati in paese. Intanto i commercianti di corso Cavour (versante Pavia) sono pronti a mobilitarsi con una raccolta firme per contrastare l'eventuale apertura di una moschea in via Parini, sempre che abbia seguito la manifestazione di interesse espressa al Comune dal proprietario dell'immobile, un italiano residente in città.
«Non sapevo nulla - spiega Bouchra - . E' un tema delicato, va affrontato a mente serena. Purtroppo i pregiudizi sono tanti, tanti,concreto il nostro bisogno di avere uno spazio dove pregare. Andrò con la comunità dal sindaco. Ma non adesso, il clima è teso». Ieri il sindaco Spialtini ha liquidato la questione via Parini, per cui invece l'assessore Collivignarelli aveva usato parole di apertura («Non ci sarebbe nulla di male»).
Secco il primo cittadino: «In Comune non c'è richiesta formale e in ogni caso i problemi sarebbero due». Da un lato «il Prg non prevede luoghi di culto oltre gli esistenti», dall'altro «la zona è inadatta a ospitare attività che comportino un afflusso consistente di persone». Anzi, «consiglio alla Lega di invitare i suoi ex candidati a fare proposte di altro genere circa la destinazione di uso dell'ex market». Con ciò Spialtini replica al «no alla moschea» scandito dal Carroccio.

Simona Bombonato