«Ragazzo perfetto Lottiamo per lui»
GARLASCO.«E' il miglior figlio che si possa avere. Siamo forti per lui, non c'è altra scelta. Ma è una lotta ogni giorno, per non cedere alla disperazione. E salvare Alberto da un destino che non merita». Ieri, per la prima volta in 26 mesi esatti dal delitto, il 53enne papà di Alberto si è lasciato andare a un lungo sfogo. Prima con rabbia, poi una luce di commozione negli occhi verdeazzurri, uguali a quelli del figlio. Soprattutto parlando di Chiara, la 'seconda figlia" che non vedrà più. Ma se prima c'era solo amarezza, «oggi c'è anche la speranza di vedere assolto mio figlio, con le nuove perizie a suo favore». Ma ci sono stati giorni veramente bui a casa Stasi, villa di mattoni rossi che sembra un piccolo castello, in via Carducci. Gli Stasi ci vivono dal 1998, trasferiti a Garlasco da Liscate nel Milanese. Alberto dice di aver dormito nella sua stanza la notte prima del delitto. Poi ha lavorato al computer la mattina del 13 agosto, mentre qualcun altro uccideva Chiara in via Pascoli. La fidanzata non rispondeva mai al telefono: alle due del pomerggio, Alberto va a vedere, la trova morta con la testa fracassata. Nato a Ruvo di Puglia, papà Nicola il suo benessere l'ha costruito da solo. Ha una rivendita di autoricambi in via Tramia, la moglie Elisabetta (nella foto) ha sempre pensato a casa e figlio. Un madre perfetta che si dedicava solo al bambino, la descrive la maestra di Alberto alle elementari. In Lomellina si è diplomato, 94/100 all'Omodeo di Mortara. «Anche dopo la tragedia di Chiara non abbiamo perso la speranza. Primo perché mio figlio è innocente. Anche se a volte questo non basta». Ha buoni avvocati, e poi «Alberto è uno che non molla». Negli anni di università, tutte le mattine in piedi alle sei per andare a Milano. «Con un'accusa di omicidio già sulla testa, è riuscito a laurearsi: Economia alla Bocconi, col massimo dei voti». (a.m.)