Boggeri, un grande pavese
di Giulio Guderzo
Franco Boggeri, il minuto, riservatissimo signore, che a Pavia aveva regalato alcuni tra i migliori progetti e prodotti della nostra editoria, se ne è andato.
Avendo avuto lo speciale privilegio di frequentarlo a lungo, mi accorgo, come sempre in ritardo, di non averne mai sollecitato una testimonianza intesa a dar conto organicamente della sua storia. Ne avevo, a suo tempo, raccolto e parzialmente utilizzato nell'Altra guerra i ricordi giovanili: quando, al pari di altri coetanei, i cui genitori gestivano attività commerciali in città - Delbò, Galbusieri, Mazzucchelli e decine di altri ragazzi - era stato praticamente costretto a militare, dopo l'otto settembre, sotto bandiera repubblicana. Pena, in caso di «renitenza», il ritiro della «licenza» al negozio di famiglia o peggio: nel suo caso, addirittura la carcerazione del padre infermo. Ma poco e sempre in forma solo colloquiale l'avevo interrogato sulla sua milizia in Necchi: quella gloriosa, di Vittorio.
Questa bella, lunga stagione del dopoguerra si riaffacciava spesso, non a caso, nei suoi discorsi. Ed essendosi presto accorto del mio interesse a non lasciarne disperdere, nei deludenti passaggi di proprietà, carte e documenti di varia natura, indispensabili a una seria ricostruzione storica, si adoperò pure per ottenerne la consegna all'Istituto storico della resistenza dell'Università. L'operazione si arenò poi per intervento dei vertici aziendali per i quali l'unica destinazione di carte anche del tutto «innocue» doveva essere il macero. Come fu.
Alla Necchi, Boggeri aveva pilotato iniziative pubblicitarie di non poco rilievo. Ma, modesto com'era, non amava gloriarsene. Quella modestia era poi, a ben vedere, un'arma straordinaria, per far decollare e condurre in porto operazioni editoriali di gran rilievo per la città e i suoi estimatori. Come quella straordinaria antologia delle foto Carraro che si trovò a dover gestire in prima persona: avendo fortunatamente trovato l'aiuto di un tipografo-editore come Pisati, disposto per Pavia a correr l'alea di un insuccesso economico. Che viceversa non ci fu, perchè Boggeri aveva visto bene.
Inizialmente coinvolto dalla nostra Amministrazione provinciale in quella fortunata operazione degli «Annali di storia pavese», si consacrò poi ad altre importanti imprese. Col supporto della Diocesi e l'intervento di un'altra fedelissima di Pavia quale Luisa Erba, Boggeri riusci a offrire alla città una serie di accattivanti, efficacissime «guide» alla comprensione storica e artistica delle maggiori chiese pavesi.
E sarei davvero un ingrato se dimenticassi il supporto da lui offerto alla costruzione grafica dell'Altra guerra, degli Scout in Oltrepo, e infine delle mie Storie di casa, che lo impegnarono sino alla scorsa estate. Mentre, comunque, dava mano, con un altro innamorato doc della città - Roberto Sollazzi - alla costruzione di un bel libro dedicato alla Pavia dei loro anni verdi, edito dalla Pime, di prossima presentazione.
Ma poi: come dimenticare che per anni, auspice in particolar modo un altro amico da poco scomparso - «Dado» Riccardi - si era adoperato a tener vivo un affetto prezioso e da lui condiviso per il Liceo Foscolo? E come non aggiungere alla lista dei suoi impegni la lunga battaglia condotta per vedere infine pubblicate le memorie del tempo di guerra e resistenza in Montenegro di un altro compagno di quella scuola - Ambrogi - a lungo nel dopoguerra insegnante nel nostro «Boerchio»? Pierangelo Lombardi, preso da tante, diverse, cure, non se ne sarebbe certo occupato non fosse stato per le pressanti, continue sollecitazioni del nostro Franco. E ancora: come non ricordare l'impegno profuso per i federalisti e le loro pubblicazioni? Tutte imprese condotte da parte sua all'insegna dell'assoluta gratuità.
Classe 1921, aveva 88 anni. Qualcuno potrebbe dire - e dirà - che aveva vissuto abbastanza. Non è certo il parere degli amici. Perchè con quel fisico e la vita morigeratissima che conduceva, tutto casa e lavoro, avrebbe potuto campare ancora molti anni.
Cosi Pavia ha perso un altro dei suoi migliori. Che ancora a questa nostra povera, depauperata città avrebbe potuto regalare tanto, tantissimo. Peccato!