Clandestinità, respinti i ricorsi
di Natalia Andreani
ROMA.Respinti. Questa la decisione della Consulta sui ricorsi relativi all'aggravante di clandestinità. Le tre questioni di legittimità costituzionale erano state sollevate dal Tribunale di Livorno e dai giudici di Ferrara e Latina. Ma l'Alta Corte li ha dichiarati inammissibili senza entrare nel merito e ha disposto la restituzione degli atti.
Il ricorso livornese, a quanto si è appreso in attesa del deposito dell'ordinanza, non sarebbe stato accolto per una carenza nelle motivazioni. Gli altri due, invece, sarebbero stati respinti alla luce della successiva introduzione, nel nostro ordinamento, del reato di clandestinità.
I giudici ricorrenti, in sostanza, chiedevano alla Consulta di esprimersi sulla legittimità della norma, approvata nel 2008 con il pacchetto sicurezza, che inseriva nell'articolo 61 del Codice penale una nuova circostanza aggravante generica del reato; vale a dire l'aumento di un terzo della pena per il colpevole che ha commesso il fatto mentre si trova illegalmente sul territorio nazionale.
La Corte, però, come si è detto non ha ammesso i quesiti e ai giudici di Ferrara e Latina ha chiesto di riconsiderare la materia alla luce delle altre misure di pubblica sicurezza entrate in vigore l'8 agosto scorso (legge 94 del 2009): in particolare l'articolo che punisce, con ammende fino a 10mila euro, lo straniero che entra o soggiorna in Italia senza regolare permesso o in violazione di provvedimenti di allontanamento. Tra gli esponenti della maggioranza c'era attesa per una pronuncia ritenuta da molti un banco di prova per la politica di lotta all'immigrazione clandestina decisa dal governo. Ma elementi per anticipare l'orientamento della Corte, allo stato, non ce ne sono. Uno dei primi ricorsi contro il reato di clandestinità è arrivato dal Tribunale di Torino e non è ancora stato iscritto al ruolo delle cause di cui la Corte si occuperà.
A presentarlo, su richiesta della procura guidata da Giancarlo Caselli, è stato il giudice di Torino Alberto Polotti di Zumaglia, impegnato in un processo a un giardiniere egiziano irregolare. Sollevando la questione di legittimità il giudice ha posto domande sulla ragionevolezza e l'equità della norma.