Processo ai 4 marocchini sospettati di terrorismo


di Roberta Rizzo
MILANO.Progettavano attentati e tra i loro obiettivi, secondo la Digos, poteva esserci la caserma Santa Barbara di via Perruchetti a Milano, dove lunedi scorso il kamikaze libico Mohamed Game ha fatto esplodere un ordigno. L'udienza preliminare per i quattro marocchini, due dei quali arrestati nel dicembre del 2008 con l'accusa di terrorismo internazionale, si è svolta ieri mattina nel Palazzo di giustizia di Milano.
La preoccupazione causata dall'attentato alla caserma Santa Barbara ha creato una tensione ben esplicitata dal pm Nicola Piacente che, nel corso della sua requisitoria, ha insistito duramente per il rinvio a giudizio di Rachid Ilhami, 32 anni, Abdelkader Gafir, 43 anni, tuttora in carcere, i quali, sono accusati anche di concorso esterno ad Al Qaeda, mentre Kalifa Moufakir e Adil Zaitouni, a piede libero, sono indagati per falsificazione di patenti e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.
Ma alla fine il gup Brusa ha aggiornato l'udienza al pomeriggio del 28 ottobre. Il gup ha anche deciso che, in caso di processo, la presidenza del Consiglio potrà costituirsi parte civile, mentre lo ha negato al ministero degli Interni, in quanto rappresentato dalla stessa presidenza.
Rachid Ilhami era predicatore del centro culturale 'Pace" di Macherio e secondo gli inquirenti, dopo i sermoni ufficiali, si svolgevano riunioni nelle quali si sarebbe inneggiato a idee fondamentaliste islamiche. Pare inoltre che proprio Rachid avesse indottrinato il figlio di appena 2 anni in base ai principi della guerra santa e gli avrebbe insegnato a chiamare Osama Bin Laden 'zio Osama".
Particolari che sarebbero emersi dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali durante le quali gli indagati parlano di organizzare al più presto attentati terroristici con vari obiettivi da colpire, come il distaccamento dell'ufficio stranieri di via Cagni, la sede del terzo reparto mobile della polizia e una 'grande caserma", che gli inquirenti ipotizzarono fosse proprio la 'Santa Barbara".
Ma nel mirino, sempre secondo l'accusa, c'erano anche la stazione dei carabinieri di Giussano e la compagnia di Desio, oltre al parcheggio di un supermercato Esselunga e il 'Mistral Cafè" di Seregno. Nelle numerose conversazioni gli indagati parlavano anche di colpire il Duomo di Milano.
Secondo il dirigente della Digos, Bruno Mengale, che segui le indagini fin dall'inizio, i quattro indagati «non risultavano inseriti organicamente in alcuna organizzazione e non riuscendo a trovare contatti necessari per recarsi nelle zone di guerra, avrebbero deciso di combattere la loro battaglia a Milano».
Le informazioni e i dettagli delle operazioni terroristiche sarebbero venuti a galla grazie alle microspie posizionate nell'auto di Rachid. In una intercettazione si parla esplicitamente di voler compiere «qualcosa che rimanga nella storia».