Garlasco, si prega nell'ex market
GARLASCO. Una moschea al posto dell'ex supermercato di via Parini. L'ipotesi trova fondamento nella manifestazione di interesse avanzata all'ufficio Commercio del Comune dal proprietario dell'immobile, un italiano residente a Garlasco.
Da un punto di vista tecnico il municipio non ha dato risposte, subordinando il parere definitivo alla valutazione della compatibilità di un eventuale luogo di culto con l'attuale pianificazione urbanistica. Da un punto di vista politico, invece, non sembrano esserci preclusioni da parte della giunta di centrosinistra «Non vedo cosa ci sia di male - ha dichiarato l'assessore Piercarlo Collivignarelli - sarebbe un luogo di preghiera, sbagliato considerarlo a priori un incubatore per sovversivi e terroristi».
Il progetto andrebbe in porto se alla manifestazione di interesse del privato seguisse una richiesta formale con approvazione da parte del Comune. Tutto ancora in evolversi, dunque. Tra gli aspetti da studiare, secondo il capo dei vigili Fausto Manara, le implicazioni sulla viabilità. Via Parini «è una strada stretta a senso unico - ha osservato il comandante - anche una sola macchina parcheggiata fuori posto blocca il passaggio». L'edificio è stato DixDi fino ad un anno fa, prima del trasferimento del market. Negli anni Ottanta ospitò il San Carlo, primo supermercato di medie dimensioni di Garlasco subentrato al cinematografo 'Rossi".
Qualche mese fa circolavano voci sul possibile insediamento di un centro fitness. Adesso si parla di una moschea. Segno evidente di un tessuto sociale in trasformazione. Non solo. E' della scorsa estate l'iniziativa di proporre corsi di arabo per figli di arabi, iniziativa portata avanti dal Comune su input di Bouchra Moustakim, marocchina 34enne madre di tre figli, a Garlasco dal 2001. L'ipotesi moschea, dunque, si colloca in un contesto dove gli stranieri sono aumentati da 46 a 750 unità in tredici anni. Prudenti le opposizioni. «Non commento, non conosco i termini della richiesta avanzata al Comune», la reazione di Francesco Santagostino. E Alessandro Re: «Vanno valutate urbanistica e viabilità, come l'inevitabile effetto collettore rispetto ad altre comunità musulmane della zona. Andasse in porto sarebbe importante assicurare al suo interno l'uso dell'italiano»
Simona Bombonato