Milani, 50 anni a raccontare avventure


di Linda Lucini
PAVIA.Cinquant'anni passati a scrivere, mezzo secolo trascorso raccontando storie e avventure. Lo schivo Mino Milani non avrebbe mai pensato a un'autobiografia che celebra la sua arte di penna, se non fosse stato per una richiesta che l'editore Franco Angeli gli ripeteva da tempo. E' nato cosi «L'autore si racconta» nel quale lo scrittore pavese svela tutto il suo amore per la pagina scritta e confessa ai suoi lettori (spesso ragazzi) di aver fatto la sua parte. Un'autobiografia che è il suo addio alla narrativa per ragazzi: «Dopo mezzo secolo, bisogna pur mettere la parola fine. Ho dato quanto potevo ed esaurito, per cosi dire, le mie scorte». Milani sostiene di essere di quelli che sanno chiudere le porte dietro di sè. E la porta è disposto a chiuderla anche con i fumetti: «E' un genere che non rimpiango. Non ci sono più i disegnatori di una volta, il computer ha cambiato tutto. Sfido qualsiasi sceneggiatore ad aver avuto collaboratori migliori dei miei. Sono certo, non c'è nessuno che ha lavorato con Di Gennaro, Toppi, Battaglia, Uggeri, Nidasio, Pratt, Tacconi, Manara, Alessandrini, Micheluzzi. E potrei continuare nel'elenco anche perchè il merito è tutto del Corriere dei piccoli».
Basta parlare dei tanti personaggi usciti dalla sua fantasia per vedere il suo sguardo brillare. In un lampo la passione per il suo mestiere sembrano materializzarsi nella stanza-biblioteca che da sempre è la casa delle sue avventure: «Se uno crea un personaggio, lo frequenta, gli fa fare delle cose, deve stare ben attento a non tifare mai per l'eroe che ha inventato. Questo è stato uno dei punti fermi del mio lavoro. Essere troppo dalla parte dei protagonisti era il difetto degli scrittori per ragazzi di una volta. Questo l'ho avvertito subito con Tommy River, per questo l'ho creato con i polmoni danneggiati. Non volevo farne un vittorioso». Eppure ai ragazzi piace la vittoria: «Eccome, accettano anche la morte dell'eroe, purchè vinca però. Io, quando ho potuto, ho dato loro la vittoria ma mai a buon mercato. Perchè è cosi nella vita. Ai ragazzi non puoi raccontare che a portare i bambini sono le cicogne, nè puoi dir loro che il mondo è rosa: non ti credono. Questo l'ho capito subito. Se vuoi far leggere, devi raccontare la realtà. Certo narri l'avventura, ma con le armi della realtà».
Un'idea che però non sempre si sposa con il valore educativo che gli adulti ricercano nei libri che comprano per i loro ragazzi: «Inutile scappare, una funzione educativa qualsiasi libro finisce per averla. Se tu racconti la scena del tuo eroe che intenzionalmente affida al vento il pacco di dollari che gli hanno appena offerto per comprarlo, un segnale lo dai. Con quella scena spieghi che i soldi facili non valgono nulla, che l'onestà è un valore. Questo l'ho sempre messo nei miei libri, ma senza voler per forza insegnare questo o quello». Cosi come ha sempre messo nei suoi libri il suo adorato Ticino: «Era il mio fiume anche quando parlavo del Mississippi. Certo, non quello di oggi, quello di quando ero ragazzo. Ci sono andato 15 giorni fa, ho vogato a remi incrociati come non facevo da 39 anni. Il Ticino è ancora bello. E' malato, ma bellissimo. Anche se è molto diverso: l'acqua non si beve più, tutto attorno è coltivato, le grandi spiagge sono sparite». Anche i boschi selvaggi delle sue avventure medievali sono sempre stati quelli alle porte di Pavia: «Uno quando scrive ci mette il suo mondo. E' chiaro che crei la storia in cui ti senti più protagonista, comprimario o comparsa».
Inutile chiedergli quanti libri ha scritto, Milani non riesce mai a dire in numero esatto: «Una trentina, forse 35», butta li. Ma se si contano davvero sono ben 40, senza mettere nella lista le centinaia di racconti (lui considera tali anche i gialli di San Siro) e i tanti romanzi a fumetti pubblicati nella stagione d'oro del Corriere dei piccoli. Milani risponde con esattezza invece sui libri mancati: «Avrei voluto scrivere innanzitutto uno storico sul brigantaggio in Italia e poi un romanzone epico stile «Via col vento» iniziato 30 anni fa e ripreso tante volte, senza alcun risultato».
«Ho cominciato a scrivere per ragazzi nel 1953, quando avevo 25 anni, e credevo a quanto facevo esattamente come oggi»: cosi inizia il libro e cosi inizia l'avventura letteraria di questo pavese, fresco di laurea, approdato da poco al lavoro alla biblioteca Bonetta di Pavia.
A dir la verità, tutto è cominciato molto prima: a 14 anni il giovane Milani cresciuto a Salgari e Pinocchio aveva già scritto un romanzetto di avventura. Milani racconta tutto, passo per passo: dalla pubblicazione del suo primo racconto che narrava una battaglia garibaldina fino alla prima storia a puntate (illustrata dalla pavese Grazia Nidasio). Lo scrittore pavese descrive il suo percorso con autoironia. Nell'autobiografia, Milani usa un tono e una scrittura che danno al lettore l'idea di averlo accanto, li a raccontarti come è nato questo o quell'altro personaggio. E per non prendersi mai troppo sul serio, non manca di citare sfortunate situazioni e inciampi. Sfogliando le pagine, sembra di vederlo. Lui, li con quel sorriso sornione che ride di sè, ma che non molla. Certo, è lui stesso a dire che con i libri per i ragazzi «compresi presto di essermi letterariamente iscritto alla serie C», ma poi si arrabbia davvero di fronte all'esistenza di categorie di scrittura: «Guai a mettere un 'per" dopo la parola scrittore. Allora non si vale più nulla». Certo, avrebbe potuto sfoderare «Fantasma d'amore» e i tanti altri libri scritti per un pubblico più che maggiorenne, ma lui liquida tutto con un'alzata di spalle. E' altro che guarda, pensa ai ragazzi di oggi che non hanno mai visto un fuoco dal vero («Per loro c'è solo quello del gas o dei pneumatici bruciati dalle belle di notte»), dei giovani che leggono poco («Non divorano nè Salgari, nè Verne, ma sono certo che fra qualche anno non leggeranno più nè Milani, nè Rodari. Ed è giusto cosi»), delle insegnanti che non sanno dar consigli di lettura. E' convinto che bisogna solo trovare il libro giusto: per lui è «Il richiamo delle foresta» o un grande classico come «L'isola del tesoro». Tra i suoi romanzi sceglierebbe «Romanzo militare» per un diciottenne e «Un angelo probabilmente» per un ragazzino. Non ha dubbi nel decidere tra i suoi personaggi quello che più incarna il suo lettore tipo: «Sicuramente Tommy River, da un lato perchè ha avuto 100 puntate e 10 anni di vita e poi, forse, perchè sono stati i miei lettori a far continuare le sue avventure a suon di lettere. Mi sarebbe piaciuto dire Efrem, ma è durato solo 15 puntate, anche se come libro è andato molto di più». Strano che sia proprio il vecchio Tom, visto che è il personaggio che più gli assomiglia: «In effetti, se mi dovessi immaginare in versione eroe, penserei a un tipo come lui».