Mondiali, sequestrate 11 piscine

ROMA. Hanno «rischiato» di trovare ancora addormentata in un letto della foresteria che stavano per sequestrare la campionessa olimpica e mondiale Federica Pellegrini. Ma lei, dopo essersi allenata, aveva per una fortuita coincidenza già all'alba di ieri, lasciato diretta a Verona la struttura edificata, abusivamente secondo la procura di Roma e il gip, nel circolo Aquaniene.
Nel gioiello del manager Giovanni Malagò, che sorge sulla collina dei Parioli a Roma il gip ha disposto il sequestro praticamente di tutto: piscine, foresteria, parcheggio, spogliatoi e palestre. L'Aquaniene, succursale del Circolo Canottieri Aniene, è finito ieri nel mirino della procura di Roma insieme ad altri 10 circoli nell'ambito dell'inchiesta sui presunti abusi edilizi commessi nella realizzazione delle strutture sorte sotto l'ombrello della manifestazione natatoria romana. Circoli molto noti nella capitale, frequentati dalla Roma bene, vip e 'generone" oltre che atleti anche olimpionici.
Gli indagati nell'inchiesta sono una trentina. Tra loro Giovanni Malagò 'deus ex machina" dei mondiali quale presidente del comitato organizzatore e presidente del Canottieri Aniene, uno dei circoli a cinque stelle della capitale frequentati da vip, politici di ogni colore, magistrati e attori.
«Casco dalle nuvole - ha detto Malagò - Sono a Genova e ho appena saputo cosa è successo: è ingiusto, immotivato e mi sento una vittima». Malagò ha parlato di «una cosa incomprensibile, senza senso, inaspettata». «Abbiamo sempre rispettato religiosamente obblighi e autorizzazioni - spiega Malagò -. L'impianto si è autofinanziato privatamente ed è stato regolarmente aperto al pubblico. Se il problema nasce sul fronte autorizzativo sono ancor di più senza parole; non sono io a dover pensare se il Comune, la Protezione civile e la Presidenza del Consiglio sono o non sono autorizzate a concederle. La cosa si commenta da sè».
Solidarietà a Giovanni Malagò è stata espressa dal ministro della Gioventù, Giorgia Meloni.