Il premier probabile teste al processo Mills
di Gigi Furini
MILANO. Pronti, via. Sono passate 48 ore dal pronunciamento della Corte costituzionale sul Lodo Alfano e già si torna a parlare del processo per cui era stato, di fatto, varato. Oggi a Milano si apre il processo di appello all'avvocato Mills.
E Berlusconi potrebbe essere convocato come testimone. Lo chiede la difesa dell'avvocato inglese che da Londra commenta cosi la decisione della Corte costituzionale: «Da voi succede di tutto. Ma nel processo contro di me, dove Berlusconi dovrebbe testimoniare, non penso che cambi niente perché il processo contro di me è distinto dal processo contro di lui». Berlusconi forse in aula, dunque, ma come teste. Per vederlo nelle vesti di imputato potrebbe essere necessario aspettare fino al prossimo anno. Va infatti cambiato il collegio giudicante (che avendo condannato Mills è diventato incompatibile). Non solo. Il reato va in prescrizione nella primavera 2010 (anche se per Berlusconi si deve aggiungere un anno dovuto alla sospensione con il Lodo Alfano) e per poter utilizzare le prove che erano state acquisite fino al momento della sospensione ci vuole il si della difesa. Difesa che ha già fatto sapere di voler rifare tutto da capo.
Che è un po' quello che potrebbe essere dato per legge se fosse approvato per tempo l'articolo contenuto nel provvedimento sulle intercettazioni telefoniche. Una norma che esclude la possibilità di utilizzare in processi collegati gli atti usati per una prima condanna. Esempio: stupro di gruppo, cinque colpevoli. Se ne arrestano tre e si processano. Per processare gli altri due si dovrebbe rifare tutto da capo. «Manca un anno e mezzo alla prescrizione - dice Antonio Di Pietro - un anno e mezzo che volerà».
Un anno e mezzo per Mills, fino al 2012, invece, c'è tempo per l'altra mina sulla strada del premier: il processo sui diritti tv. La mina ha nome e cognome, Frank Agrama. Un produttore cinematografico americano, ma di origini egiziane. La procura di Milano si è imbattuta in lui nell'indagare sui diritti televisivi che Mediaset comprava, si ipotizza, a prezzi gonfiati. Negli anni Agrama avrebbe nascosto 100 milioni di euro in conti cifrati all'estero, molti anche sui conti di una società di Hong Kong. Secondo la procura di Milano, Agrama non ha preso quei soldi alla Fininvest, semplicemente perché il produttore egizio/americano è un vecchio amico di Berlusconi e, dunque, il sospetto è che abbia fatto da socio occulto all'estero del Cavaliere. A indagare sulla vicenda è il pubblico ministero Fabio De Pasquale che, nei prossimi giorni depositerà gli atti e chiederà il rinvio a giudizio di Berlusconi e altri manager Fininvest per appropriazione indebita, falso in bilancio e frode fiscale.
L'inchiesta è quella sulla società Mediatrade che, dal 1999, ha sostituito la Mediaset nell'acquisto dei diritti televisivi. I diritti, chissà perché, non venivano acquistati direttamente dalle società americane che hanno sede a Los Angeles, ma da tante piccole società che risiedono nei paradisi fiscali. Per la procura anche quelle società appartengono alla Fininvest e avevano il solo scopo di rivendere a 20, a Mediaset, quello che avevano appena comprato a 10. Lo scopo? Costituire - ipotizza la procura - fondi neri all'estero e consentire a Mediaset di dichiarare utili più bassi (e quindi frodare il fisco).