«Quella firma è un atto di viltà»


di Gabriele Rizzardi
ROMA.«Un atto di viltà ed abdicazione, un gesto pilatesco». Sulla promulgazione dello «scudo» fiscale, Antonio Di Pietro sferra un violentissimio attacco contro Giorgio Napolitano e se la prende anche con il Pd, colpevole di fare un'opposizione «cialtronesca». L'uno-due del leader dell'Italia dei Valori parte nel giorno in cui il capo dello Stato, visibilmente irritato, spiega in Basilicata perché controfirma la contestatissima legge (firma materialmente apposta nel pomeriggio). «Non firmare non significa niente. Nella Costituzione c'è scritto che il presidente promulga le leggi. Se non firmo oggi (ieri n.d.r.) il Parlamento rivota un'altra volta la stessa legge ed è scritto che a quel punto io sono costretto a firmare», risponde Napolitano ad un cittadinio che gli chiede di non firmare («Lo faccia per le persone oneste...»).
In serata fonti del Quirinale hanno risposto che le dichiarazioni di Di Pietro «vanno al di là di ogni possibile commento». Le stesse fonti hanno sottolineato che la Costituzione non attribuisce al capo dello Stato «alcun potere di veto, come invece si tende a far credere». E citano l'art.74 della Costituzione (che prevede la possibilità di rinviare alle camere una legge, ma non di non firmarla se riviene approvata).
Di Pietro la vede in un altro modo: «Affermando che non poteva non firmare la legge criminale sullo scudo fiscale, il presidente della Repubblica ha compiuto un atto di viltà ed abdicazione. Cosi facendo, si assume la responsabilità di questa legge». Poi, arrivando in piazza del Popolo per la manifestazione sulla libertà dell'informazione, Di Pietro prova ad ammorbidire i toni ma la sostanza delle accuse non cambia: «Se il capo dello Stato si è dovuto ridurre a dire che non ha rinviato la legge perché tanto il Parlamento l'avrebbe riapprovata, è anche perché le forze dell'opposizione non gli hanno fatto sentire la loro presenza, lo hanno abbandonato».
Il risultato è che la frattura tra Idv e Pd appare ormai insanabile. Per una volta, i candidati alla segreteria metteono da parte le divisioni pre-congressuali e insieme all'Udc, si ritrovano uniti nel condannare le parole dell'ex Pm. Massimo D'Alema chiede al leader dell'Idv di «rispettare le istituzioni» mentre per Dario Franceschini le parole di Napolitano sono «ineccepibili». Pier Luigi Bersani ricorda che il diritto di critica non deve «oltrepassare il rispetto» e definisce «inaccettabili» gli attacchi al Quirinale. Anna Finocchiaro è tranciante: «Di Pietro delira». Ed anche Lorenzo Cesa (Udc) picchia duro: «Di Pietro è una vergogna per l'Italia». A Napolitano va la solidarietà delle più alte cariche dello Stato. Renato Schifani denuncia «attacchi ingiustificati» e Gianfranco Fini non fa sconti: «Di Pietro è un irresponsabile»e vuole avvelenare il clima politico». Al coro si aggiungono, Maurizio Gasparri, che parla di «teppismo parlamentare»
Ma Di Pietro non fa marcia indietro, anzi: l'Italia dei Valori è l'«unica, vera opposizione».