Il capo dello Stato difende il Sud «No alle bestemmie separatiste»
di Vindice Lecis
ROMA.«No a bestemmie separatiste». Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sceglie l'affermazione di Giustino Fortunato, un meridionalista di fine Ottocento, per riaffermare il valore dello stato unitario contro le tendenze disgregatrici. Il Capo dello stato in un discorso a Rionero del Vulture, in provincia di Potenza, (nella foto) chiede a tutto il paese di «abbandonare pregiudizi e luoghi comuni attorno al Mezzogiorno e ai meridionali, atteggiamenti spregiativi che ignorano quel che il Sud ha dato all'Italia in vari periodi storici, in particolare la ricchezza degli apporti della sua intellettualità e delle sue elite culturali, da De Sancits a Croce, essenziali per l'unificazione del Paese». Napolitano bolla gli atteggiamenti che «impediscono di cogliere e trattengono dal riconoscere energie valide, che il Mezzogiorno presenta e su cui occorre far leva».
I dati del divario tra Nord e Sud sono «drammatici e tendenzialmente stagnanti». Per questo la politica «deve guardare alla valorizzazione del Mezzogiorno nell'interesse di tutto il Paese». Ignorando la questione meridionale, l'Italia non farà certo farà passi avanti. Dunque il governo «non ignori» questo problema che è il «maggiore dei doveri di politica interna», cioè una grande «questione italiana». I meridionali, a loro volta, («lo dico da meridionale e da convinto meridionalista») non possono permettersi «alcuna autoindulgenza» e nascondere «inefficienze e distorsioni dietro la denuncia delle responsabilità altrui e dello stato e dei governi». Sul federalismo fiscale il capo dello stato è nettissimo: potrà «conquistare i maggiori consensi che le mancano e superare le preoccupazioni e le diffidenze» solo se saprà saldarsi «con una chiara, non formale riaffermazione del patto nazionale e unitario».
Il leader leghista Umberto Bossi commenta cauto: è normale che il Capo dello Stato difenda l'unità dell'Italia perché «se non la sostiene lui chi la sostiene?».