Ecatombe a Sumatra: 1100 morti ma si scava ancora sotto le macerie

ROMA. In meno di 24 ore è salito a più di mille e cento morti il bilancio ancora provvisorio del terremoto che ha colpito Sumatra. Il conteggio vede anche 2.500 feriti, molti dei quali ricoverati in gravi condizioni. Ma purtoppo ci sono ancora centinaia di persone sotto la macerie.
Padang è la città più colpita, ma ci sono altri sette centri scossi dal sisma di mercoledi - di magnitudo 7.8 - e dalle successive repliche.
L'ultima replica (6.8 Richter) è stata registrata ieri mattina, con epicentro fra le province di Jambi e Bengkulu, 150 chilometri a sud della prima scossa.
E per tutti è stato di nuovo terrore. Le squadre di soccorso, infatti, non sono ancora riuscite a raggiungere molte delle zone colpite e mancano i mezzi per ripulire le strade dagli ostacoli e scavare fra le macerie degli alberghi, degli edifici pubblici, delle case dove ancora sono sepolte moltissime vittime.
«La nostra priorità - ha dichiarato ieri il presidente indonesiano Susilo Bambang Yudhoyono - è salvare quante più vite possibile e non smettere di cercare sotto le macerie per tutto il tempo necessario. Cercheremo i superstiti intrappolati per dieci giorni e anche due settimane», ha aggiunto il presidente confidando nell'arrivo imminente di aiuti internazionali.
In serata, però, il ministro della Salute e capo dell'unità di crisi, Rustam Pakaia, è apparso meno ottimista. «Secondo le nostre previsioni migliaia di persone sono morte nei crolli», ha detto Pakaia confermando che molti centri restano inaccessibili ai soccorritori, alle squadre mediche e ai mille soldati inviati dal governo.
La stessa Padang - con i suoi 900mila abitanti - è parzialmente isolata e i primi rifornimenti non hanno risolto la mancanza di benzina, acqua, elettricità e cibo. «La situazione è caotica e su tutta l'isola continua a piovere», riferiscono i testimoni aggiungendo che nessun edificio della città è stato risparmiato.
Ne sono andati giù oltre cinquecento comprese molte scuole e nove palazzi governativi tra cui la banca centrale. Interi alberghi sono crollati come castelli di carta e tra questi lo storico Ambacang, con le sue 164 stanze spesso frequentate dai turisti. L'hotel di cinque piani si è sbriciolato mentre era in corso una convention di imprenditori, ma per ora sono solo nove i corpi recuperati e nessuno può ancora dire se tra le vittime ci siano stranieri.
A 36 ore dal sisma, comunque, almeno l'aeroporto ha riaperto.
Sarà fondamentale per corsa agli aiuti già partita in tutto il mondo. Sullo sfondo restano le polemiche per l'assenza, nota a tutte le autorità, di piani di evacuazione per un territorio ad altissimo rischio sismico e dove stavolta, ma solo per caso, non si è generato un nuovo devastante tsunami.(n.a)