Beatrice d'Este icona dello stile e del made in Italy

PAVIA. Beatrice d'Este come icona della moda ante litteram è la protagonista del libro di Giulia Cacopardo ('La duchessa con i tacchi a stiletto. Beatrice d'Este, la pioniera del fashion, la creatrice dell'italian look" Ethos, pp. 339, euro 18).
Sul finire del ‘400 Milano diventa capitale della moda, gli atelier sono i castelli di Milano e Vigevano. Taffetà, seta, velluti e broccati e perle decorano i modelli dell'ultima collezione, e dietro le quinte c'è l'art director Leonardo da Vinci. La griffe è quella di Casa Sforza: tra passato e futuro, l'autrice mescola storia e fantastoria, scrittura e un progetto artistico che ha coinvolto artisti contemporanei. «Il progetto artistico è aperto, e continua al di là del libro» assicura la trentenne che sogna di far rivivere il mito di Beatrice.
Difficile immaginare la duchessa con lo stiletto...
«E' uno degli anacronismi: in realtà lei portava le pianelle, specie di zeppe. Una delle sue è stata trovata a Vigevano e si trova nel museo della calzatura».
Com'è nata la passione?
«A Vigevano: era la residenza che lei amava di più, dove passava più tempo. E poi dalle ricerche storiche: dai testi emerge la rivalità tra lei, la sorella e la madre sullo stile, la sua inventiva nel crearsi da sola i modelli, il fatto che fosse un punto di riferimento europeo per l'eleganza».
Com'è la duchessa del romanzo?
«La bellezza di Carlà (Bruni) con l'intelligenza di Michelle Obama e l'armadio di Sarah Parker. Ma è pur sempre una quindicenne, con una vena adolescenziale da college americano».
Che ruolo ha Pavia nel libro?
«E' teatro delle nozze con Ludovico il Moro, come nella realtà, ma io ho cercato di immaginare cosa pensasse una quindicenne che si doveva sposare con un uomo tanto più vecchio. In realtà si amavano moltissimo. E la decadenza del marito inizia con la sua morte: lei era immagine e potere». (a.ghez.)