SARÀ UN BANCO DI PROVA PER LA SINISTRA STORICA
di Alessandro Somma
P er molte settimane la campagna elettorale per le elezioni tedesche, che si terranno oggi, si è svolta sottotono. I principali concorrenti, i cristianodemocratici e i socialdemocratici, hanno governato insieme nell'ultima legislatura e non sono pertanto nelle condizioni di dar vita ad appassionate contrapposizioni.
Inoltre tutti pensano che i vincitori e i vinti siano oramai designati: la cancelliera Angela Merkel sarà confermata e sostenuta da una coalizione di cristianodemocratici (Cdu) e liberali (Fdp), mentre i socialdemocratici (Spd) subiranno ingenti perdite e saranno costretti all'opposizione.
Le regionali hanno tuttavia messo crisi un quadro che appare meno immutabile. Il test elettorale ha innanzitutto insidiato la posizione dei cristianodemocratici, che perdono fino a un quarto dei loro voti. Non si disperano i socialdemocratici, che tuttavia hanno poco di cui rallegrarsi: il calo dei consensi continua inesorabile.
Ha invece di che festeggiare la sinistra (Linke), una formazione nata nel 2007 dalla fusione del Partito del socialismo democratico (Pds) e del Movimento lavoro e giustizia sociale (Wasg): il primo erede del Partito unico socialista dell'ex Repubblica democratica tedesca (Sed), il secondo sorto nel 2004 su iniziativa di alcuni fuoriusciti dal Partito socialdemocratico e di settori importanti del mondo sindacale. La Linke si è infatti confermata il secondo partito all'est e ha rischiato di divenirlo anche all'ovest, dove ha ottenuto più di un quinto dei consensi.
Questi risultati preludono a schemi politici finora ritenuti irrealizzabili. Sicuramente offrono lo spunto per meditare sulle sorti della socialdemocrazia tedesca, e di riflesso sul futuro della sinistra storica europea. In Germania i socialdemocratici sono legati al nome di Gerhard Schroeder, che fu cancelliere dal 1998 al 2005, dopo quasi vent'anni di governo dei cristianodemocratici di Helmut Kohl. Schroeder contribui non poco al riscatto della sinistra storica europea. Fu tuttavia più un ricambio di personale politico che non un mutamento di linea: la sinistra storica abbandonò molte parole d'ordine travolte dal crollo del socialismo reale, e le sostitui con ricette influenzate dalle esperienze di governo della destra europea.
E' in questa fase che in Germania, come in altri Paesi europei, la sinistra storica sposa la cultura del libero mercato, e a monte la convinzione che l'economia sia più adatta della politica a produrre giustizia sociale. Questa trasformazione ha indubbiamente determinato l'attuale crisi dei socialdemocratici tedeschi, la cui uscita di scena ha oltretutto messo in luce conflitti di interesse secondi solo a quelli italiani: Schroeder e i suoi sodali si sono riciclati come consulenti di importanti imprese multinazionali, prima fra tutte la potente Gazprom di quel Putin che il cancelliere aveva sempre evitato di contrariare.
Dalle recenti elezioni regionali tedesche deriva un chiaro messaggio per la sinistra storica: in Germania come in altri Paesi europei l'elettorato chiede alla sinistra storica di tornare a vedere nella politica lo strumento con cui promuovere l'emancipazione sociale degli individui. Ovunque la sinistra storica continua invece a ritenere che il libero mercato sia più adatto allo scopo e che alla politica spetti il limitato compito di assicurarne il funzionamento. E ciò incrementa il consenso elettorale della nuova sinistra, se ne è capace, o in alternativa il successo della nascente destra populista.