Di Pietro in piazza con le "agende rosse" «C'è una mafia che sta nelle istituzioni»

ROMA. «L'ho detto e lo ribadisco: c'è un comportamento mafioso dentro questo Parlamento». Il giorno dopo, galvanizzato dal 'popolo delle agendine rosse", Antonio Di Pietro dà segno di non avere cambiato idea.
Il leader Idv torna a ripetere le parole che venerdi hanno suscitato il richiamo dei presidenti di Camera e Senato davanti a duemila persone, arrivate in corteo a Piazza Navona gridando «Fuori la mafia dallo Stato», «fuori Dell'Utri dallo Stato», «fuori Mancino dal Csm». In testa, l'Associazione nazionale familiari vittime della mafia e Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, che in mattinata aveva dichiarato: «Mio fratello è stato ucciso da pezzi dello Stato o da qualcuno che serviva quei pezzi dello Stato. Questo si celava dentro la sua agenda rossa ed è questa la verità che vogliamo portare alla luce».
Di Pietro raccoglie l'appello della piazza a ripulire le istituzioni dalla mafia. E si appella a Giorgio Napolitano («non ascolti certi cattivi consiglieri»), perché è il momento di lottare contro un presidente del Consiglio che «sta al governo per ragioni professionali» e contro certi parlamentari che difendono «gruppi di potere», in un gigantesco conflitto d'interessi. «Oggi c'è una mafia che sta dentro le istituzioni, le utilizza: non ha più bisogno di commettere reati, perchè i reati li ha sbiancati». Più agguerrita nei confronti di Napolitano è Sonia Alfano, figlia di Beppino, vittima di mafia: «Il presidente ci tuteli come avrebbe fatto Pertini».