Branciaroli legge Brecht in Università
PAVIA. 'Vita di Galileo" di Bertolt Brecht messo in scena da Antonio Calenda è stato uno degli spettacoli cult della passata stagione. Il suo protagonista, Franco Branciaroli, presenterà stasera una selezione di brani nell'Aula Magna dell'università. Ore 21, ingresso libero.
Brecht temeva che 'Vita di Galileo" potesse essere considerato un dramma storico, e non ne faceva mistero. La progressiva conquista della verità scientifica, i rapporti dello scienziato con il potere, il suo spasmodico bisogno di denaro, l'incontro-scontro con la Chiesa, l'abiura delle proprie dottrine, la prigionia nella casa di Cerveteri, quand'era quasi cieco... Che bell'argomento per un feuilleton storico-scientifico, per la rappresentazione di un'epoca in bilico tra ragione e oscurantismo, con il substrato di una passionalità astuta, i tic e i vizi dell'uomo di genio, la sua irresistibile tendenza a peccar di gola. Ma Brecht non voleva fare con 'Galileo" opera di meditazione storica. Piuttosto, si serviva della storia per far esplodere questioni tuttora aperte, e dolenti: la ricerca e l'etica, l'uomo e il senso di responsabilità, le conquiste innovatrici e le inevitabili conseguenze collettive del suo operare. Raccontando con procedimento dialettico la vicenda umana del grande studioso pisano dal tempo dell'insegnamento a Padova agli ultimi anni vissuti forzatamente in ritiro sotto la sorveglianza della Santa Inquisizione: un'esistenza densa di entusiasmi, affermazioni, sconfitte, intuizioni. E trovando ora come interprete un nitido, sensibilissimo Branciaroli, che con sofferta immedesimazione e razionale distacco insieme ne fa una creatura sublimemente umana, forte dei propri difetti e delle proprie debolezze, fra intuizioni e cedimenti, per stagliarlo con la forza di un apologo e l'attualità di un monito. (f. c.)