«Pulizia in corsia, troppo lavoro in poco tempo»


di Maria Grazia Piccaluga
PAVIA.Pavimenti, camere, ambulatori, servizi. Gli spazi da pulire sono gli stessi, anzi di più. Ma i tempi si sono ridotti. E le addette alle pulizie, arruolate dalla società Meridional che ha vinto l'appalto al San Matteo per i prossimi quattro anni, sono in affanno. I carichi di lavoro sono più che raddoppiati, segnalano.
Quello delle pulizie, del resto, è uno dei temi 'caldi" che i sindacati chiedono di affrontare il prima possibile con il neo presidente del San Matteo, Alessandro Moneta. «Il nuovo appalto è appena partito, ci prendiamo un po' di tempo per verificarlo sul campo - spiegano -. Certo ci chiediamo come possa averlo vinto di nuovo la Meridional che, insieme a Mts, nel precedente appalto aveva raccolto una pila enorme di lamentele e segnalazioni». Tra 17 concorrenti Meridional, che per partecipare si è separata dalla cooperativa Mts, si è aggiudicata il servizio con un ulteriore ribasso.
Il 3 agosto ha preso avvio il nuovo servizio di pulizie. I 150 operatori che vi lavorano (quelli della cooperativa sono stati assorbiti da Meridional) svolgono anche le mansioni che fino a poche settimane fa erano di competenza degli ausiliari, ora impegnati in un piano di riconversione: spostano i carrelli del cibo, della biancheria pulita e sporca, trasferiscono i rifiuti nei sotterranei. «Quello che prima facevamo in 7 ore adesso lo facciamo in 3, ma è faticosissimo. E in più siamo trattate come zerbini» dice un'addetta. Al terzo rimprovero scatta il licenziamento. Sono per lo più donne, la metà di loro è straniera. Lavorano con part-time da 400-500 euro al mese. «Non possiamo permetterci di perdere questo lavoro, con il mutuo da pagare, i figli da mantenere, le spese» dicono. Quindi stringono i denti e si adattano. E per alcune di loro il passaggio dalla vecchia cordata alla nuova società ha riservato anche una brutta sorpresa. La Mts non ha pagato le mensilità di luglio e agosto, oltre alla quattordicesima. E tra le 150 dipendenti serpeggia da tempo il malumore.
«In più ci viene imposto di lavorare sei giorni su sette, quindi anche il sabato o la domenica. Senza contare che nessuna di noi ha mai letto il capitolato. Quindi non sappiamo quali siano realmente i nostri compiti e quali no. Però dobbiamo eseguire gli ordini» concludono.