Farmabroni, spuntano due verità
BRONI. Al momento c'è soltanto un dato certo: un sorprendente passivo di 200.783 euro alla data del 31 dicembre del 2008. Vorrebbe dire che la Farmabroni, l'ex farmacia comunale ora di proprietà del Comune al 90 per cento, è un pozzo senza fondo. Un pessimo affare. Dietro a questa cifra, però, spunta una complicatissima storia, due versioni dei fatti spesso assolutamente contrapposte.
Ma dopo settimane di chiacchiere, voci e sentito dire, negli ultimi giorni sono spuntati documenti ufficiali e dichiarazioni firmate. Non tutte diplomatiche.
La replica di Carena.
Ad iniziare, l'altro ieri, era stato il CdA della Farmabroni il quale, di fatto, confermava le ragioni del licenziamento del direttore della Farmabroni, Pierluigi Carena. Ieri, immediata, la replica degli avvocati Claudio Duchi e Silvia Cosmo che seguono gli interessi di Carena. «Non corrisponde al vero - dicono - quanto sostenuto dal CdA di Farmabroni secondo cui l'accertamento del mancato versamento delle somme portate dalle carte di credito sarebbe frutto della ricostruzione della contabilità sociale operata dall'azienda: è vero esattamente il contrario. E' stato il consulente del dottor Carena a scoprire l'accaduto e a dimostrare che nessun ammanco è addebitabile al direttore della farmacia, come invece l'azienda gli aveva formalmente (e avventatamente) contestato».
Chi deve fare i conti?
Peraltro, dicono i legali, il compito di Carena era quello di «fare il farmacista e di assicurare la corretta gestione professionale dell'esercizio»: in tal senso, mai una contestazione. Di doveva fare i conti, allora? Chi doveva controllarli? «Il controllo della contabilità - replicano gli avvocati - invece spettava al consiglio d'amministrazione che, esercitandolo attraverso i suoi incaricati, non ha evidentemente scoperto la ragione per cui i conti non tornavano: la circostanza, almeno per il momento, non autorizza ad accusare nessuno, ma di certo neppure Carena». Dunque, «in questo momento, ad accertamenti in corso, riferirsi ad una responsabilità di Carena, oltre che prematuro, risulta assai imprudente, tanto da far sospettare che alle accuse non siano estranee manovre politiche in cui la parte del dottor Carena sarebbe quella del vaso di coccio».
Le mani avanti.
Il tema dei controlli sulla contabilità appare il più delicato. Tant'è che nella relazione al bilancio 2008, il presidente del consiglio d'amministrazione di Farmabroni, Samantha Bisio, mette le mani avanti e precisa che il loro incarico è «di pura rappresentanza», sottolinea la «marginalità del nostro ruolo». Questo per dire che «i risultati delle passate gestioni dipendono esclusivamente dai problemi descritti nella presente relazione e non possono essere pertanto essere assolutamente imputati a un consiglio d'amministrazione che non era nelle condizioni di gestire la società». Non basta: per prudenza, la stessa Bisio suggerisce «di deliberare la rinuncia all'azione sociale di responsabilità verso gli amministratori prevista dall'articolo 2393 comma 6 del codice civile». Come dire: non potete chiederci di essere responsabili per quello che è accaduto.
I dubbi da chiarire.
Sono davvero molto i piccoli e grandi misteri. Il primo: capire come sia stato possibile passare, in Farmabroni, da un utile intorno ai 200mila euro (anno 2005) a quello di 50mila euro del 2006, ai solo 2mila euro del 2007 e al «rosso» di 200mila del 2008. La perdita di redditività dipende da questioni contabili, come cerca di far capire Carena, oppure c'è qualcosa d'altro? E poi, l'ammanco da carta di credito. Per almeno sei anni, i soldi degli acquisti con carta di credito, appoggiati sulla Banca Centropadana di Broni, sono finiti sul conto di un'altro cliente. Nessuno se ne accorse: nè il contabile di Farmabroni, né Carena, nè l'istituto di credito. Per non dire del cliente beneficiato. Ieri abbiamo chiesto spiegazioni alla banca. La risposta: «Nessun commento, perché si violerebbe la privacy dei nostri clienti». Pare però, che l'istituto di credito, lo conferma il sindaco di Broni, Luigi Paroni, abbia già restituito 100mila euro, acconto di un totale complessivo di 147mila. Sono tutti cifre ipotetiche, comunque. Sarà la relazione finale del CdA al sindaco e al consiglio comunale a chiarire cosa davvero sia capitato in Farmabroni.