Cellule per salvare cuore e ossa
PAVIA.La nuova frontiera da raggiungere è quella della medicina riparativa: cellule che sono in grado di sostituire o riparare quelle malate. In alcuni casi alternativa efficace al trapianto oggi gravato da alcune incognite: la carenza cronica di organi e il problema della compatibilità immunologica tra donatore e ricevente. «La strada che abbiamo davanti prima di arrivare ad applicarla sul paziente uomo è ancora lunga ma nei laboratori degli Irccs lombardi le sperimentazioni sono già partite» spiega il professor Gabriele Pelissero, presidente della Sisb, società italiana per lo studio delle Biotecnologie che ieri ha riunito in aula Scarpa i rappresentanti degli istituti di ricerca italiani e stranieri. E, fondi per la ricerca permettendo, le indagini di laboratorio potrebbero portare alle prime ricadute sul paziente nei prossimi anni. «Per ora siamo alla fase di studio in vitro e ai primi prudenti test sulle cavie» conferma Guido Tettamanti, coordinatore scientifico dell'irccs policlinico San Donato (che a Pavia gestisce anche clinica Morelli e città di Pavia) dove si sta sperimentando una tecnica innovativa: far regredire le cellule staminali adulte e indirizzarle a seconda che si voglia riparare un muscolo, in tessuto, un cuore. «Un'induzione chimica - spiega Tettamanti -. Piccole molecole che si inseriscono nella cellula e impartiscono ordini».
Un strada che tutti gli irccs pavesi stanno percorrendo da tempo. Alla fondazione San Matteo lo studio della medicina riparativa è avviato da anni nel campo dell'Immunoematologia, di Ematologia, Cardiologia e Ortopedia. Con le cellule staminali si interviene per riparare danni sul cuore, sulle articolazioni, su alcune forme degenerative. Sono timidi passi che stanno però dando conferme lusinghiere. «E ricerca in questo campo si sta facendo anche per le malattie neurodegenerative come il Parkinson» ha spiegato il professor Giuseppe Nappi, direttore scientifico del Mondino. «Le prospettive che offre la ricerca in campo biomedico sono straordinarie - agiunge Pelissero -. Lavorare sulle cellule per ridare loro la giovinezza perduta. Vorrebbe essere la vera alternativa al trapianto, con il vantaggio della compatibilità biologica perché in questo caso le cellule sarebbero quelle del paziente stesso. I campi di intervento? Quello osteoarticolare in cui si coltivano cellule di cartilagini o tendini compromessi. E poi quello cardiovascolare. Oggi la coronaria ostruita la trattiamo dilatandola con un palloncino e inserendo uno stent ma farla ripartire grazie alle cellule del cuore è ben diverso in termini di qualità di vita». (m.g.p.)