«Ora torniamo a prendervi...»
ROMA.«Fra poco torniamo». È stata questa una delle ultime frasi pronunciate dai ragazzi in divisa uccisi ieri a Kabul. A ricordarlo è Cristina Balotelli, giornalista di Radio 24, che proprio ieri mattina era arrivata nella capitale afghana con lo stesso volo su cui viaggiavano alcuni di loro. Non appena sbarcati, ha raccontato l'inviata, «i militari sono saliti sui loro Lince e si sono diretti verso il quartier generale Isaf di Kabul. 'Fra poco torniamo indietro e veniamo a riprendervi", ci hanno detto. E noi siamo rimasti li, all'aeroporto». Ma quei ragazzi indietro non sono tornati più. «Stavamo caricando i bagagli in un container quando abbiamo sentito il rumore sordo di un'esplosione in lontananza. Poi abbiamo visto una colonna di fumo alzarsi verso il cielo», racconta ancora Cristina Balotelli.
Ad assistere con i propri occhi all'impatto fra i Lince e l'autobomba kamikaze è invece Jamal Nasir, studente rintracciato dalla Bcc. «C'era fumo nero dietro di noi, tanto fumo, si sentivano urla, sirene impazzite e i clacson delle auto. C'erano persone che correvano calpestandosi l'una con l'altra e nel panico generale c'erano macchine che hanno imboccato le vie pedonali», ha riferito il giovane testimone. E tutto attorno sangue, corpi straziati e lamiere contorte ancora fumanti. E poi negozietti e abitazioni pesantemente danneggiate dall'onda d'urto. Un'onda potente che ha scosso l'intero quartiere, teatro due giorni fa di un altro attentato, ha squarciato l'asfalto della carreggiata provocando un enorme cratere e scagliato resti di automobili a decine di metri distanza: compresi quelli della Toyota bianca usata per compiere la strage. «È stato terribile», ha raccontato anche l'autista di uno scuolabus investito dall'esplosione. «I vetri del pulmino sono andati in pezzi e i bambini piangevano. Fuori tanta gente per terra», ha detto l'uomo alle tv da un letto di ospedale.
Sul posto, oltre ai soccorsi militari, sono subito arrivate numerose ambulanze che hanno trasportato negli ospedali cittadini non meno di 15 morti - tra cui quattro poliziotti di un vicino comando - e una sessantina di feriti, tutti civili afghani.
Eppure che quella strada del quartiere diplomatico potesse essere in queste ore a particolare rischio le forze alleate lo sapevano. Proprio l'altro ieri sera un warning dell'intelligence aveva messo in allerta sul rischio di attentati nella provincia di Kabul. L'informativa, diramata a tutti i contingenti militari compresi gli italiani, avvisava di possibili azioni offensive contro le strutture governative afghane situate nel cuore della capitale e lungo la trafficata Airport Road, la strada che dal centro conduce all'aeroporto dove fanno la spola i voli navetta per i militari. L'allarme indicava il rischio di azioni da parte di una cellula di tre o quattro elementi che di recente aveva trasferito nella capitale un veicolo da utilizzare per un'offensiva suicida. «Gli allarmi sono continui, arrivano ogni giorno e tutti vengono attentamente valutati», ha commentato il capo di Stato maggiore dell'Esercito, generale Fabrizio Castagnetti.(n.a)