Prezzi giù, il risone meno 30%
CANDIA. I prezzi del risone mettono in allarme i produttori all'inizio del raccolto. L'industria di trasformazione, però, è soddisfatta: «Cosi riusciremo a essere più competitivi sui mercati mondiali». Ma il braccio di ferro fra i due attori della filiera risicola, la più importante d'Europa, è destinato a durare. Intanto, tra un piovasco e l'altro, le mietitrebbie sono entrate in azione.
I giorni di pioggia, in alcuni casi, hanno portato giovamento spingendo le pannocchie alla maturazione definitiva, ma in altri potrebbero aver causato problemi: se le risaie allettate, cioè con le piantine a terra, non asciugassero in fretta potrebbero rivelare macchie e colorazioni ambrate dei chicchi con conseguente danno per la qualità. Ma non i produttori sono preoccupati assai più dai prezzi bassi del risone.
Alla Borsa merci di Mortara, capitale della Lomellina risicola, le quotazioni non si sono ancora aperte, ma produttori, mediatori e industriali sono già al lavoro per stipulare i primi contratti. Si parla di 35 euro per ogni quintale di risone lungo A, cioè Carnaroli, Baldo, Arborio e Roma, le varietà utilizzate da milioni di massaie italiane e da migliaia di ristoranti in tutto il mondo. L'anno scorso la campagna era partita a 50 euro.
«Ma non è stato un bene, nemmeno per i produttori: noi industriali abbiamo perso clienti internazionali, che si sono rivolti ad altri mercati più a buon prezzo - spiega Mario Preve, presidente dell'Associazione industrie risiere italiane (Airi) e patron della Riso Gallo di Robbio -. Il prezzo non è determinato dalle industrie, come sentiamo spesso, ma dal mercato mondiale: senza contare che l'anno scorso influirono anche le speculazioni internazionali. I prezzi giusti sono quelli odierni. E se l'anno scorso non ci fosse stata quella partenza a 50 euro, oggi non avremmo tutte queste scorte nei magazzini». E poi una stoccata ai risicoltori: «Sono bravi sia a produrre sia a piangere». Ma la controparte non ci sta. Per la categoria parla Paolo Sala, risicoltore di Ferrera. «I prezzi non sono adeguati al costo della vita: io e tutti i miei colleghi conosciamo i costi di produzione, schizzati alle stelle negli ultimi mesi - afferma Sala, titolare della cascina Gattinera con il fratello Emilio -. E poi direi che siamo bravi a produrre riso di qualità, riso italiano conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, ma la nostra industria ritiene più conveniente acquistare risone dall'estero, molto spesso di qualità inferiore al nostro Carnaroli o al nostro Baldo. Forse gli industriali dovrebbero farsi un esame di coscienza prima di accusare i risicoltori».
Umberto De Agostino