Feltri punta Fini: c'è una storia a luci rosse...
di Gabriele Rizzardi
ROMA. Il violentissimo attacco che Vittorio Feltri sferra contro Gianfranco Fini questa volta è accompagnato da una minaccia. Deciso a far cambiare rotta al presidente della Camera, il direttore del Giornale fa capire che è pronto a montare uno «scandalo a luci rosse».
Uno scandalo che potrebbe costringere Fini (che ormai è in guerra aperta con Berlusconi e anche ieri ha difeso i diritti degli immigrati dei quali ha detto «non bisogna aver paura») alle dimissioni, come è avvenuto per il caso Boffo. L'avvertimento è contenuto in un editoriale che il direttore del quotidiano della famiglia Berlusconi usa per citare il Lodo Alfano che garantisce l'immunità al premier («Bocciato un Lodo se ne approva un altro») e per lanciare quella che il deputato dell'Idv, Massimo Donadi, e molti esponenti del Pd definiscono una gravissima e inaccettabile «intimidazione mafiosa».
In serata, arriva la reazione di Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia e legale di Fini. «Inserire in un articolo che si riferisce a vicende politiche e a Gianfranco Fini una allusione generica ad un fascicolo del 2000 su faccende a luci rosse che riguarderebbero personaggi di Alleanza Nazionale, è un fatto gravissimo che lede la reputazione del presidente della Camera. Valuteremo quali iniziative assumere in sede giudiziaria». Feltri sarà querelato? Il direttore del Giornale ostenta sicurezza e rilancia: «L'importante non è fare una querela ma vincerla. E in questo caso sarà dura. Molto dura».
Quel che è certo è che la reazione di Fini giunge in risposta ad un attacco davvero pesante. «Fini - scrive Feltri - ricordi che delegare i magistrati a far giustizia politica è un rischio. Specialmente se le inchieste giudiziarie si basano su teoremi. Perché oggi tocca al premier, domani potrebbe toccare al presidente della Camera. E' sufficiente ripescare un fascicolo del 2000 su faccende a luci rosse riguardanti personaggi di Alleanza Nazionale per montare uno scandalo. Meglio non svegliare il can che dorme...».
Contro l'editoriale, scendono in campo i fedelissimi di Fini e gli esponenti dell'opposizione (del Pd e dell'Udc) che chiedono a Feltri di tirare fuori «elementi concreti, se li ha» oppure di «scusarsi». A difendere il direttore del Giornale è Daniele Capezzone: «Solo contro Berlusconi si può fare tutto?». Ma la sua resta una voce quasi isolata. La prova viene da La Russa, che nei giorni dello scontro diretto Fini-Berlusconi è intervenuto in difesa del'ex presidente di An ma lo ha fatto con poca convinzione. Ieri, invece, ha cambiato registro: «Ipotizzare che possa essere condiviso un minaccioso attacco a Fini - dice il ministro della Difesa - significa mettersi nella lista di chi cede all'imbarbarimento della politica».
In difesa di Fini si schiera anche il sindaco di Roma Giani Alemanno mentre il vicepresidente dei deputati del Pdl, Italo Bocchino, annuncia di voler consegnare nei prossimi giorni a Berlusconi una lettera nella quale una cinquantina di deputati del Pdl (soprattutto di area An) chiederanno più democrazia nel partito e un rapporto meno preferenziale con Bossi. An, insomma, non è morta e intende far valere il suo peso nel Pdl. E, soprattutto, Fini non è isolato. E' il co-fondatore del Pdl, rivendica il suo ruolo e pretende più spazio per i suoi.