Sudan, niente frusta per Lubna

KHARTOUM.Lubna Ahmed Hussein non si piega alle autorità giudiziarie sudanesi: la giornalista, processata per avere indossato i pantaloni, ha rifiutato di pagare la multa che le è stata comminata dai giudici al posto delle 40 frustate previste dalla legge per il 'peccato" commesso. Il suo 'niet" le costa il carcere, dove è stata condotta ieri e dove dovrà rimanere per un mese. Nella sua battaglia non è sola: una dozzina di donne, tra le centinaia in pantaloni radunatesi ieri davanti al tribunale di Khartoum per manifestare il proprio appoggio a Lubna, sono finite in manette.
«Non pagherò, vado in prigione», ha detto Lubna, 40 anni, subito dopo aver appreso della sentenza. E cosi è stato: il suo avvocato ha confermato più tardi che Lubna è stata portata in cella. Era accusata di essersi vestita in modo «contrario all'ordine pubblico», reato per il quale la pena prevista è appunto 40 frustate.
E mentre la corte emetteva la sua sentenza, fuori dal tribunale di Khartoum dove il processo si svolgeva a porte chiuse, la polizia sudanese interveniva per disperdere i manifestanti. Centinaia di donne, in maggioranza in pantaloni, si sono raccolte davanti alla Corte per manifestare il proprio appoggio alla giornalista. Ad esse si sono contrapposti decine di uomini in abiti tradizionali che, urlando slogan islamici, hanno accusato Lubna e le sue sostenitrici di essere delle prostitute.
La polizia è intervenuta picchiando la folla con bastoni e ha arrestato una dozzina di donne. «E' una legge cattiva. Non è nella tradizione e nei comportamenti di noi sudanesi frustare le donne», ha detto una manifestante con il velo, riferendosi all'articolo 152 del codice penale che punisce chi indossa «abiti indecenti».
Hussein, giornalista e addetta stampa per le Nazioni Unite, rimasta vedova in giovane età, ha denunciato pubblicamente il suo trattamento e l'assurdità del processo. Avrebbe potuto chiedere l'immunità, proprio perchè dipendente Onu, ma ha preferito dimettersi dall'incarico, per sfidare le autorità a processarla.
Il suo caso ha fatto il giro del mondo: Lubna era andata agli inizi di luglio al Kawkab Elsharq Hall, un ristorante di Khartoum, per prenotare la sala per il matrimonio del cugino. Mentre ascoltava una cantante egiziana e sorseggiava una bevanda, era stata circondata dalla Polizia dell'ordine pubblico che l'aveva umiliata, percossa e sbattuta in una cella, con una sola ragione: portava degli immorali pantaloni.