IL LAVORO CHE MUORE IN SILENZIO


di Pierangela Fiorani
La fabbrica è viva e proprio chi non la vorrebbe mai vedere morire è costretto in queste ore a staccare la spina, deve praticare un' operazione di eutanasia che non è indolore per le decine di lavoratori che affidavano alla fabbrica la loro vita e quella delle loro famiglie. La Eckart si spegne cosi. Nel silenzio. Ed è solo l'ultima vittima - almeno fino ad oggi - di un comparto manifatturiero che, grazie alla presenza di tante realtà di piccola e media grandezza, è stata e resta la spina dorsale sempre più traballante della nostra economia provinciale. La Eckart muore, come sono morti la Ilva di Varzi, o la Cartiera e lo zuccherificio di Voghera. E non stanno molto bene in queste settimane neppure la Cielle di Casteggio, la Tanino Crisci, la Brasilia, per restare solo in Oltrepo. La Spoon river del lavoro in provincia di Pavia ha tante altre, troppe lapidi già dimenticate. E pare che nessuno abbia voglia di soffermarsi nemmeno sulle tombe che hanno ancora la terra smossa. Si preoccupano i sindaci di Rivanazzano, di Varzi, della Val Staffora che si ritrovano a dover far fronte ai problemi di decine di disoccupati con figli e mogli a carico. Lanciano il loro grido d'allarme più a valle. Ma chi lo raccoglie? Si appellano alla Provincia, al Prefetto.
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