Napolitano, allarme occupazione
dall'inviato Vindice Lecis
CERNOBBIO. La crisi non è terminata e i prossimi mesi potrebbero essere drammatici sul fronte dell'occupazione. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non usa mezzi termini o la diplomazia.
Deve descrivere l'attuale situazione economica globale, con un occhio preoccupato rivolto alle questioni italiane. Il presidente, intervenuto in video conferenza al workshop Ambrosetti di Cernobbio, ha parlato del lavoro e dell'Europa, sollecitando l'Unione ad impegnarsi, in vista del G20 di Pittsburgh, sui temi di un nuovo quadro di regole per il settore finanziario. Il rischio è un ritorno alle pratiche che hanno comportato e causato la crisi.
L'Europa è stato il filo conduttore del suo ragionamento. Sia per riconoscerne il lavoro svolto che per criticarne i limiti come quello di non parlare con una voce sola. Napolitano ha insistito sulla necessità di un'Europa forte e con istituzioni più solide. Ma come si può avere un'identità unitaria quando «ogni sei mesi c'è un nuovo presidente che si avvicenda casualmente?».
L'anno trascorso, ha proseguito, è stato cruciale «perché ci ha dato drammaticamente il senso delle responsabilità dell'Europa e delle prove e delle sfide in cui è esposto il ruolo dell'Europa». I piani di rilancio adottati all'esplodere della crisi «hanno dato dei risultati» ma vanno portati avanti «risolutamente perché la crisi non è terminata e avrà seri riflessi sull'occupazione».
Rispondendo alle domande del primo ministro francese Francoise Fillon, dell'ex cancelliere austriaco Wofgang Schussel e dell'ex premier spagnolo Felipe Gonzalez, Napolitano ha ricordato che è «pura illusione pensare che qualsiasi stato membro possa operare con le sue sole forze». E ha citato, oltre alle questioni economiche, anche quelle legate al fenomeno dell'immigrazione sul quale occorrerà superare la soglia di chiusura nazionale e le spinte centrifughe.
Massimo D'Alema ha condiviso l'allarme sull'occupazione ricordando come stia crescendo il numero di persone senza lavoro «soprattutto tra i cinquantenni». Si tratta di un «problema gravissimo e di una grande emergenza europea che si pone anche in Italia». L'ex premier, intervenendo a Cernobbio, ha anche detto che «sarebbe fortemente illusorio pensare che chiusa la parentesi della crisi le cose torneranno come prima». Ferrero (Prc) è d'accordo con Napolitano: «con le sue parole fa piazza pulita di tutti trombettieri dell'alta finanza e del governo Berlusconi che vorrebbero farci credere che la crisi è passata». Il ministro Rotondi, al contrario, ritiene che pur con la crisi ancora da superare «dal governo ci sia stata una risposta forte». Napolitano ha ragione, ha commentato il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, ma il problema è che in Italia «in questo momento ci sono poche orecchie che ascoltano e troppe lingue che ripetono». Dalla crisi non si esce, ha detto Franco Bernabè amministratore delegato di Telecom Italia, «con licenziamenti massicci perché i consumi devono mantenersi elevati o comunque devono riprendere».
A poche centinaia di metri dal workshop Ambrosetti, si è svolto il contro-forum di «Sbilanciamoci» che ha diffuso un rapporto molto dettagliato nel quale viene bocciata la politica economica del governo.