Il G20 diviso sui bonus ai banchieri

LONDRA. Al G 20 della Finanza, aperto ieri a Londra (per l'Italia c'erano il ministro Tremonti e il governatore di Bankitalia Draghi) fre le principali economie mondiali restano divergenze. Molta contesa, in particolare, c'è sull'ipotesi di mettere un tetto ai bonus per i banchieri.
Per Francia e Germania si tratta di un punto decisivo da mostrare all'opinione pubblica. Per gli Stati Uniti il tema non è in cima alle priorità, e la Gran Bretagna ha fatto parziale retromarcia con il ministro delle Finanze, Alistair Darling, che ha definito quella francese «una proposta non realistica» e ha detto che, introducendo il tetto, questo verrebbe aggirato con una crescita dei salari base.
L'amministrazione Usa, in linea con la Gran Bretagna, per bocca del segretario Tim Geithner insiste invece sul rafforzamento del capitale delle banche, attraverso l'introduzione di requisiti patrimoniali più stringenti e che guardino al sistema e non alle singole istituzioni. Obiettivo, evitare di accrescere gli effetti negativi nel momento di crisi, ma c'è anche il rischio si ridurre la capacità di finanziamento della banche.
La proposta Geithner ha incontrato subito le critiche del ministro francese, Cristine Lagarde, contraria a cambiare le regole di Basilea II, propendendone semmai una revisione.
Sul tema delle regole per la finanza il segretario al Tesoro si è incontrato con Draghi, in veste di presidente del Financial Stability Board che dal G20 di aprile ha ricevuto il mandato per redigere i nuovi principi tra cui anche le limitazioni ai bonus dei manager e la limitazione degli effetti prociclici.
In Italia, peraltro, le norme che collegano le retribuzioni dei vertici bancari ai risultati di medio-lungo periodo sono già in vigore dopo un apposito intervento della Banca d'Italia, recepito dalle banche.
Governi e istituzioni finanziarie sembrano concordi invece sul mostrare prudenza a ritirare i piani di stimolo all'economia. Malgrado il Fondo Monetario preveda una ripresa più veloce con l'economia globale che salirà del 2,9% nel 2010 contro la precedente stima del 2,5%, l'allarme rimane sul fronte della disoccupazione e sulle difficoltà dei finanziamenti dalle banche alle imprese.
L'incontro di Londra vede anche le richieste dei Bric (Brasile, Russia, India e Cina) per una riforma Fondo Monetario e Banca Mondiale, dando loro più quote di capitale (e quindi più peso) rispetto all'Europa. Gli Stati Uniti appoggiano.