L'Ocse conferma: «La recessione rallenta»


di Gigi Furini
MILANO.La crisi? Non è ancora finita. Per ora si può affermare che «la recessione è in via di rallentamento». Parola degli economisti dell'Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico che tiene sotto controllo la situazione economica dei 30 maggiori Paesi del mondo. Anche la Bce, la Banca centrale europea, la pensa più o meno allo stesso modo, tanto che nella riunione di ieri ha tenuto fermo il tasso di sconto all'1%. In effetti non poteva fare altro. Non poteva alzarli perché, in una fase di crisi, si cerca di aiutare le imprese e, dunque, di prestare il denaro a tassi bassi. E non poteva tagliare ancora i tassi (negli Usa e in Giappone i tassi sono praticamente a zero) per il rischio di inflazione sempre dietro l'angolo.
Per il resto, gli economisti dell'Ocse riuniti a Parigi hanno dato un po' di numeri. Numeri, per la verità, migliori dei precedenti e questo fa ben sperare per i prossimi mesi, anche se un pensiero sui rischi di inflazione ormai lo stanno facendo tutti.
Il Pil.L'Ocse fa in conti in tasca al nostro Paese e stima un Pil (Prodotto interno lordo, cioè l'intera ricchezza prodotta) in calo del 5,2% nel 2009 rispetto all'anno prima. Si tratta di una brutta batosta, ma la percentuale migliora perché a giugno il Pil 2009 era previsto in calo del 5,5%. Invece nell'aera euro stanno un po' meglio, se è vero che il Pil calerà solo del 3,7%. Migliorano anche le stime sul Pil in Giappone, Germania, Francia e Canada. Negli Usa, invece, l'economia dovrebbe contrarsi del 2,8%.
«Buone notizie».«Nelle ultime settimane abbiamo visto una serie di buone notizie e la ripresa sembra a portata di mano», dice il capo economista dell'Ocse, Elmeskov. «La ripresa sarà lenta - ha spiegato - anche se le condizioni del mercato del lavoro sono ancora in peggioramento. Nei prossimi mesi, per questo, sarà necessario mantenere le misure di sostegno all'economia».
I tassi in Europa.La Bce tiene invariato il tasso di sconto all'1% e i suoi tecnici sono più ottimisti di quelli dell'Ocse, perché vedono l'economia europea contrarsi fra il 4,4% e il 3,8%, mentre nel 2010 ci sarebbe un'espansione vicina allo 0,9%.
Inflazione.I prezzi in media dovrebbero salire quest'anno fra lo 0,2% e lo 0,6% e l'anno prossimo fra lo 0,8% e l'1,6%. Certamente non è l'inflazione il primo problema delle banche centrali, alle prese invece con una crisi economica che deprime la domanda e quindi i prezzi (in alcuni casi si parla di deflazione, cioè di prezzi in calo). Però, un pensiero ai rischi di inflazione bisogna sempre farlo in quanto le misure anti-crisi hanno portato tanta liquidità. E quando circolano tante banconote c'è il rischio di un repentino aumento dei prezzi. Trichet (Bce) dice che non è il momento di pensare a una 'exit strategy", cioè a una strategia di uscita dalle misure straordinarie prese in questi mesi. Invece dicono di avere le idee più chiare alla Fed, la banca centrale Usa. Sono pronti ad alzare i tassi «in modo rapido e in maniera da impedire qualsiasi impennata dei prezzi nel prossimo futuro».