LA VITTORIA DEL MALE


di Mino Fuccillo
Non ha fatto bene Dino Boffo a dimettersi. Se il suo è un gesto nobile e, come lui stesso scrive, «mitissimo», la nobiltà e la mitezza hanno entrambe la controindicazione di esercitarsi in una vicenda ignobile e in un paese che disprezza e sospetta della mitezza. Scrive Boffo che il suo è «un grido di ribellione» e un «ora basta» a una «violenza che non immaginava». Pochi lo seguiranno nella ribellione morale, non ne conseguirà un basta a un metodo, a una cultura, a una strategia.
Immedesimarsi nell'uomo Boffo e condividere il suo «io mi fermo qui» è tutt'uno. Un uomo che ha rispetto e cura di se stesso esce da questo corteo di teppismo trionfante, prende aria, se ne va altrove. Ma non c'è un altrove dove il cittadino Boffo possa andare. Scrive che si è dimesso «nell'interesse della Chiesa e del suo amato paese». Della Chiesa forse, del paese no. All'uomo Boffo nessuno ha il diritto di chiedere di accollarsi sulle spalle l'interesse del paese, al Boffo direttore di un quotidiano va il rispetto e l'omaggio che si deve alla vittima, ma Boffo lasciando il suo posto non è stato «uomo di Stato». Non era obbligato a esserlo, poteva esserlo e non lo è stato.
Non voleva che la Chiesa fosse trascinata e percossa da una guerra a causa sua e per sua interposta persona. Comprensibile, lo ha compreso da solo, anche se qualcuno nella Chiesa e dintorni si è incaricato di ricordarglielo. Ma, se per il cattolico Boffo la Chiesa è il bene primario, questo rigoroso e integerrimo cattolicesimo mostra un deficit di spirito repubblicano e civile. Chi ha ottenuto la sua testa è in festa, per qualche minuto sul sito on line del Giornale si leggeva: «La prima vittoria di Feltri». Poi Feltri stesso si è preoccupato di non infierire, mimando la classica magnanimità del vincitore. Perché vittoria è stata e non solo di un giornale contro l'altro, un direttore contro l'altro. Ora il paese sa che chi tocca il nervo teso del potere come uomo pubblico muore. Può salvare solo la sua privata dignità e coscienza. La Chiesa ha memoria lunga e forse, un domani, non perdonerà chi l'ha messa in difficoltà, costretta a sacrificare un suo uomo. Ma la vita civile del paese ha il respiro sempre più corto e l'umanissimo sospiro di liberazione di Boffo non è neanche lontanamente quello di sollievo del paese.