"Baaria", pubblico diviso sull'amarcord di Tornatore
VENEZIA. La sicilianità e l'epopea in bianco e nero di un mondo scomparso da raccontare. Un po' di Amarcord e un po' di Novecento con al centro l'amata Bagheria, autocitazioni ('Cinema Paradiso" e 'Malena"), l'uso perfetto della telecamera e la musica di Ennio Morricone cosi bella da rendere tutto troppo perfetto.
'Baaria" di Giuseppe Tornatore, primo film in concorso e pellicola d'apertura della 66ª edizione della Mostra di Venezia, ha colpito al Lido una platea di giornalisti e critici che si è subito divisa nel giudizio. C'è già chi lo ama molto e lo dà per vincente, chi parla di eccessivo compiacimento e retorica e chi, infine, salva alcune parti del film e meno altre. Il film di Tornatore, accolto solo con qualche timido applauso alla prima proiezione stampa, paga forse una sorta di effetto-monstre. Intanto le due e ore e mezzo di lunghezza, il cast che raccoglie quasi tutti gli attori italiani più noti anche in piccoli camei. E poi, specie nella prima parte, una volontà di raccontare, con scarti temporali, tante piccole storie ad effetto tralasciando la vicenda principale. Funziona molto la storia di questa famiglia siciliana che cerca un suo riscatto anche culturale raccontata attraverso tre generazioni, da Cicco al figlio Peppino al nipote Pietro. Prima le frustrazioni di Cicco, modesto pecoraio che trova il tempo di sognare con miti e poemi cavallereschi. E mentre scorrono le guerre mondiali, anche il figlio Peppino (Francesco Scianna) cerca il suo riscatto facendo il sindacalista. Compagno ingenuo e idealista porta avanti la sua idealità contro tutto e tutti. Anche sposarsi con la sua bella amata Mannina (Margareth Madè) per lui diventa difficile perchè è un comunista, anche se la sua volontà non sarà facile da fermare.