Il Nän e l'Armida promessi sposi a Barbianello
di Franco Del Vecchio
Era l'anno 1946 al Nän avrebbe compiuto cinquant'anni e aveva intenzione di sposarsi. Come per incanto si innamorò di una ragazza del paese di nome Armida; la figlia dello spazzacamino abitava alla frazione Campelli di Barbianello. Dopo una lunga meditazione decise di consultarsi con suo cugino Frènk che lo ospitò egregiamente e lo ascoltò attentamente. Studiò cosi un piano per realizzare i desideri del maturo innamorato. Prese accordi con il padre della ragazza per disporre all'occasione una piacevole serenata alla figlia. Al Nän in compagnia degli amici si recò presso l'abitazione di Armida.
Nel cortile della ragazza c'era un grosso «trirò» (camion da trasporto) dotato di una ampia cabina di guida con un abitacolo spazioso all'interno del quale il nostro cantante mandolinista notturno doveva esibirsi.
Vi sali sopra, prese posto vicino al finestrino laterale antistante la casa e, al momento opportuno, iniziò il bel canto d'amore: «Solo per te... va la canzone mia...». Nella cabina, in precedenza, era stato preparato con cura un grande gavettone pieno di acqua cheta sovrapposto al volante del trirò; bene attorcigliato e sistemato in modo che all'inizio della terza strofa si fosse rovesciato. Tutto riusci a perfezione, il Nän si inzuppò cosi camicia e mutande, pertanto si affrettò a lasciare lo strumento musicale; ma siccome era chiuso praticamente in gabbia, rimase bloccato. La bèlla innamorata si affacciò alla finestra ringraziando per la serata e invitando il corteggiatore ad entrare in casa. Il Nän accettò benevolmente; fu asciugato al meglio, bevve un liquorino e nel contempo la ragazza gli disse: «Lo sai che mi piaci?» Lui sorrise... «Se vuoi venirmi a trovare, mi farai piacere» prosegui Armida. Il nostro innamorato ne rimase completamente infatuato. Si preparò un grosso vassoio contenente grosse mele provenienti da Merano, un po' di biscotti savoiardi, due bottiglie di moscato spumeggiante e si festeggiò il fidanzamento con un bel «Cin Cin» alla salute del Nän. Mentre suonava la radio il nostro novello fidanzato fu invitato dalla sua dolce metà a danzare un tango col caschè. La signorina teneva con sè una grossa scatola di borotalco con il coperchio forato e ogni tanto ne dava una spruzzatina in modo che il suo spasimante rimase totalmente inebriato dal profumo.
Ad un tratto si senti bussare alla porta e fecero irruzione due rapinatori con il volto coperto da un passamontagna; indossavano un giubbotto in similpelle, guanti da boxeur e avevano una piletta che generava luce all'occorrenza. Nell'oscurità della stanza tutti i presenti furono costretti ad eseguire gli ordini: «Fuori il portafoglio o la vita». Ognuno mise a disposizione i propri averi. Prima di uscire però i due finti rapinatori si guardarono bene in giro e scoprirono il Nän impaurito e raggomitolato come un gatto dietro l'angolo della credenza.
I banditi si smascherarono, altro non erano che suoi amici. La luce si accese e ne segui una buona risata in compagnia. Seduti al tavolo, Frènk, il Nän e il padre della futura sposa, si misero a parlare con serietà per i preparativi delle nozze. Per lo sposo si pensò ad un abbigliamento in blu... e per Armida un abito da «Vie en rose».
Fu stabilita anche la meta del viaggio per trascorrere la luna di miele in una nota località turistica sulla Riviera Adriatica. Si discusse poi di un altro argomento: la dote. Al Nän avrebbe avuto dei problemi per la dvisione dei suoi beni e per la sorte del cavallo che suo fratello non voleva cedere in modo assoluto. Il padre della ragazza invece lo avrebbe preteso, venne pertanto a crearsi una seria difficoltà. In poche parole si trattava di dividere in due parti il cavallo; sorsero numerose discussioni e trattative inconcludenti. La successiva serata il Nän puntualmente arrivò a casa della sua bella e, tra un ballo e l'altro, si divertiva. Gli amici, appartati, nel frattempo tramavano qualche inganno a discapito del malcapitato. Il Nän naturalmente non intui la messa in scena. Decisero di attorcigliare strettamente un paio di metri di carta resistente all'interno del suo bavero nel momento del caschè. Il ballo seguente riprese con un walzer lento appassionatamente danzato con la sua fidanzata: a questo punto fu acceso il torciglione di carta che gradualmente cominciava a salirgli sulla schiena. Preso dal panico, si buttò a destra ed a manca nell'intento di spegnere il fuoco. Nella cucina, dalla parte opposta dove si trovava il Nän, erano sistemati, negli appositi sostegni, due grossi secchi di rame, pieni di acqua pulita che servivano per cucinare e bere con la tazza. Furono prontamente presi e rovesciati addosso allo sventurato ospite cosicchè si spense l'involontario incendio. Dopo questo inaspettato inconveniente il fidanzamento si interruppe: il Nän, mortificato e seccato, si mise sulle orme di una nuova fiamma a Casanova Lonati, frazione Casotti del Furbo.