Alla ricerca della nostra identità
di mons. Gianfranco Poma*
La Liturgia della Chiesa cattolica riprende con questa domenica la lettura continua del Vangelo di Marco, questo libretto per molti secoli trascurato a favore del più lungo Vangelo di Matteo e attualmente riscoperto per la raffinata densità del suo contenuto, mirabilmente strutturato in funzione della scoperta graduale dell'identità di Gesù a cui corrisponde una altrettanto graduale pedagogia di formazione del suo discepolo. Al Vangelo di Marco, il più antico dei quattro Vangeli canonici, va attribuito il merito della nascita del genere letterario «vangelo», la cui profondità non finisce di stupirci: nella forma narrativa della storia di Gesù, il Vangelo annuncia la fede della prima comunità cristiana, perché il lettore di ogni tempo decida liberamente se valga la pena di aderirvi.
Gesù e i farisei.Il brano che oggi leggiamo, Mc7,1-23, è il punto di arrivo della prima parte del Vangelo, tutta intessuta di dibattiti tra Gesù e gli Scribi e i Farisei. Tutto ha inizio da una domanda posta da queste persone preoccupate di conoscere esattamente la Legge e di metterla in pratica il più fedelmente possibile. «Perché, chiedono a Gesù, i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono il cibo con mani impure?». Noi daremmo ben poca importanza a questa domanda, e lo stesso poteva essere per i primi lettori del Vangelo non più provenienti dall'ebraismo, tanto che l'evangelista deve fermarsi a spiegare di che cosa si tratti.
Secondo gli antichi.Gesù invece coglie la serietà del problema posto dai suoi interlocutori: comportarsi «secondo la tradizione degli antichi» significa affermare il principio etico fondamentale su cui si fonda il comportamento morale di una comunità. Il termine «tradizione» ripetuto in questo contesto ha un significato positivo: è la ricchezza ricevuta dai padri, è il lungo lavoro compiuto per arrivare a capire il comportamento che piace a Dio e che si trasmette sotto forma di precetti che regolano i particolari più minuti della vita quotidiana. Per gli Scribi e i Farisei non può che essere necessario il rigore di una osservanza che preserva l'identità giudaica, la sua messa a parte da ogni contatto con i pagani che rende impura anche la vita quotidiana.
Con i discepoli.La conferma della serietà del problema ci viene dalla forza della risposta di Gesù e dal fatto che egli personalmente riprende la questione parlando alla folla che lo segue e poi ancora, in casa, separatamente, con i discepoli ai quali rivela in modo chiaro il suo pensiero.
Chiama «ipocriti» gli Scribi e i Farisei, cioè attori di una commedia che per svolgere una parte si mascherano: sarebbe superficiale interpretare la parola di Gesù se pensassimo che egli intende dare una valutazione moralistica del loro comportamento. In realtà, il suo pensiero è molto più profondo: essi conoscono bene le Scritture e si sforzano di attuarle «con tutte le loro forze». Il problema sta proprio qui: la insufficienza delle forze umane. L'uomo che cerca il bene, si sforza di attuarlo e poi prende atto della propria impotenza: San Paolo descrive molto bene tutto questo nella lettera ai Romani.
Si mascherano.A questo punto cosa fanno gli Scribi e i Farisei (espressione dell'uomo chiunque sia)? Si mascherano, si creano una etica a loro livello, si creano gruppi di cui condividono ideologia, valori, espressioni verbali, si chiudono difendendo la propria identità separata e giudicando dall'alto in basso chi continua ad essere uomo normale e quello che più conta, non cercano più il rapporto con la Parola viva di Dio, perché sono soddisfatti della loro interpretazione addomesticata, non ascoltano più «il comandamento di Dio» che è l'amore misericordioso verso i fratelli.
Verso la verità.Gesù vuole anzitutto snidare i suoi interlocutori da questo atteggiamento e li vuole riportare alla verità dell'accettazione della loro situazione interiore, liberandosi dalla maschera che impedisce a loro di essere se stessi e di essere visti come sono dagli altri. «Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini... Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione... annullate la Parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi».
Il vero ascolto.Liberi da ogni maschera, invita gli Scribi e i Farisei di ogni tempo, a volare alto negli orizzonti aperti dall'ascolto della Parola di Dio, invitandoli a capire quanto sia diverso chiudersi nell'«interpretazione delle Scritture» dall'«ascoltare la Parola di Dio» e «osservare le proprie tradizioni» dall'«osservare il comandamento di Dio». Alla folla che lo segue e poi ancora ai suoi discepoli, egli fa compiere un cammino dalla etica della Legge alla Legge interiore che genera la vita nuova, dall'osservanza di tradizioni esterne e di precetti al cuore nuovo che rende l'uomo capace di evitare il male e di operare il bene.
L'appartenenza.Ma il «cuore nuovo» è un dono che il Padre crea per chi, come Figlio, si abbandona in lui: per questo Gesù parla nell'intimità della casa, con i suoi discepoli, impegnandoli a saper discernere l'autenticità del loro essere discepoli dall'appartenenza sociologica ad un gruppo. Per questo rimane sempre viva la sua domanda: «Neanche voi siete capaci di comprendere?».
*biblista, Pavia