«Ecco la mappa del pericolo»

PAVIA. Quando la terra trema, emergono le paure ancestrali dell'uomo che cerca di combattere armato di tecnologia. Domenica 13 alle 17 in Broletto se ne parlerà con Gian Michele Calvi che con Guido Bertolaso si è occupato del villaggio per 15mila sfollati abruzzesi e del termovalorizzatore di Acerra. L'ingegnere del G8 e presidente della fondazione Eucentre parlerà di terremoti e grandi opere.
Lei è membro della Commissione Nazionale Grandi Rischi, che rapporto c'è tra uomo e terremoti?
«La mappa del pericolo sismico mondiale mostra che i grandi insediamenti umani sono concentrati lungo le zone più pericolose. E sulla valutazione del rischio oggi si concentrano grandi interessi, le compagnie di riassicurazione investono centinaia di milioni di euro».
Cosa si intende per pericolosità e rischio?
«La pericolosità è la probabilità di un evento sismico, la vulnerabilità è riferita al costruito. Il rischio dipende dalla combinazione dei due. Un esempio: a Varzi il rischio è più basso che in altre zone dell'Oltrepo, la pericolosità riconosciuta fa si che sia più controllata e dunque meno vulnerabile».
Una delle zone più a rischio d'Italia?
«L'area di Priolo, accanto ad Augusta, si trattano petroli in una zona altamente sismica. È una bomba a orologeria».
Qual è la più grande opera europea recente?
«Il ponte Rion Antirion tra Grecia continentale e Peloponneso. Campate di 560 metri, torri di 250 in una zona altamente sismica. Ha resistito a un terremoto di magnitudo pari a quello d'Abruzzo con epicentro a 15 chilometri».
E in Italia?
«Il termovalorizzatore di Acerra e Polistirolo City, come l'ha definita L'Espresso, il villaggio antisismico che stiamo costruendo in Abruzzo. Se lo finiremo, accoglierà 17.500 persone: facciamo lavori per tre milioni di euro al giorno, in sei mesi termineranno opere di un valore pari alla costruzione del ponte greco, avvenuta in 5 anni. Case in classe A energetica, 6mila isolatori antisismici, 250mila metri cubi di calcestruzzo e 18mila tonnellate di acciaio».
Non era una soluzione provvisoria?
«In Italia nulla è provvisorio. Secondo la legge è tale ogni edificio che dura meno di 10 anni, definitivo uno che ne dura più di 50. In mezzo, nulla. Visto quanto sono durati i villaggi dei precedenti terremoti, è meglio costruire edifici termoisolati, quasi autonomi dal punto di vista energetico, con pochi costi di manutenzione o, spendendo il 10% in meno, mettere dei prefabbricati che consumano più suolo e più energia?»
Le grandi opere spesso aprono conflitti, si contestano investimenti esagerati e ferite al territorio...
«Ogni opera ha sostenitori e oppositori. Io sono un ingegnere, risolvo problemi concreti, sull'urbanistica e l'ambiente spetta ad altri discutere. Tuttavia, in Italia c'è un alto grado di vulnerabilità sugli edifici storici e poi il costruito degli anni '50-'70: occorre fare prevenzione ed estendere le tecnologie esistenti a quanto è già costruito. Serve una gestione oculata delle risorse: trovo assurdo pagare per decenni una società per il ponte sullo stretto. Che senso ha costruire un ponte antisismico quando la Salerno-Reggio Calabria non reggerebbe alla prima scossa?».