Nidasio: «Le mie ragazze a fumetti»
di Linda Lucini
CERTOSA. Valentina Mela Verde ha aperto un'epoca. E' stato il primo fumetto con una protagonista femminile in tempi in cui per la bambine c'era poco da leggere se non la saga di «Piccole donne». Nate nel '69 dalla matita di Grazia Nidasio, ora le strisce si possono rivedere.
E' uscita infatti una raccolta con le prima storie della ragazzina con le lentiggini (Coniglio editore, 24 euro). Insieme è arrivato in libreria anche un altro volume, sempre dell'illustratice di Certosa, con i fumetti della Stefi (Rizzoli, 18 euro). «L'avvenutura di Valentina - spiega Grazia Nidasio - è durata 7 anni, è iniziata con due pagine di fumetto, passate poi a quattro e infine a sei».
Dove ha pescato l'ispirazione per creare questa ragazzina sveglia e sempre pronta a trovare i difetti nel mondo degli adulti.
«Ho voluto fare una famiglia standard: due sorelle, un fratello, un padre impiegato, una mamma che dice delle banalità rassicuranti. Frasi che all'epoca tutti abbiamo dovuto ascoltare con noia, ma che sono state alla base del rapporto genitori e figli. E poi Valentina che, da vera adolescente, aveva voglia di cambiamenti, aveva istanze da portare avanti».
Più o meno come i suoi coetanei, visto che si era in piena contestazione.
«Si, era il 1969. Anni di cambiamenti, ma che secondo me andavano presi con un po' di ironia. Ed è per questo che l'ironia non mancava mai nelle strisce: volevo dare agli adolescenti un messaggio che li aiutasse a superare conflitti e problemi che per loro erano lancinanti».
Come è cambiata Valentina nei sette anni della sua esistenza?
«Le prime storie di Valentina sono state pubblicate sul Corriere dei piccoli che aveva un target dai 6 agli 11 anni, quindi il linguaggio e i temi erano adeguati a quella fascia d'età. Poi quando Valentina è passata al Corriere dei ragazzi ho potuto entrare più nel vivo delle problematiche dell'epoca: dal pacifismo all'obiezione di coscienza al servizio militare, dalla scuola sperimentale alle gravidanze indesiderate».
Il percorso della Stefi è stato ancora più complicato e non è ancora finito oggi...
«L'idea di staccare la Stefi dalla famiglia di Valentina, dandole vita propria è stata di Josè Pellegrini. Alla chiusura del Corriere dei ragazzi abbiamo deciso di salvare la Stefi e di mandarla sul Corriere dei piccoli. E' toccato a lei perchè aveva l'età giusta. Cosi la Stefi è diventata più autonoma e con il tempo ha seguito i miei cambiamenti».
Pavia e la Certosa compaiono spesso nei disegni.
«La casa dei nonni di Valentina è quella dove abito a Certosa, cosi come la campagna è quella pavese. In una striscia ho addirittura mandato la Stefi in gita scolastica all'abbazia certosina».
Quante lettere riceva dai lettori di Valentina?
«Moltissime e quando hanno deciso di chiudere il Corriere dei ragazzi ne sono arrivate ben tre mila».