Due attacchi ai blindati italiani
di Monica Viviani
ROMA.Soldati italiani ancora nel mirino dei talebani in Afghanistan. Nel giro di poche ore, ieri, in due diversi attacchi i ribelli hanno colpito i blindati della Folgore nella provincia di Farah. Nessun ferito tra i militari. Sul terreno sono invece rimasti alcuni insorti. Il primo attentato è avvenuto attorno alla mezzanotte di domenica mentre era in corso un'attività di controllo del territorio congiunta tra soldati afghani e italiani. Uno Ied, un ordigno rudimentale improvvisato, è stato lasciato sul ciglio della strada e fatto esplodere con un comando a distanza: è scoppiato al passaggio di un Lince italiano, che ha retto all'urto proteggendo i 4 a bordo. «Una gran botta, ma nessuno si è fatto niente» ha raccontato al telefono il primo caporalmaggiore Simone Mereu, 27 anni, di Marrubiu (Oristano), che si trovava sul mezzo.
«Per me è stata la prima esperienza di questo tipo», dice il paracadutista Mereu, in servizio al 187º reggimento della Folgore, da cinque mesi in Afghanistan. Ma nessun dramma: «come se fosse stato un incidente di macchina», dice. «Abbiamo capito subito - spiega Mereu - che non c'erano talebani li intorno. Abbiamo seguito le procedure, tranquilli, e tutto si è risolto nel modo migliore nel giro di un'ora. Domani si ricomincia».
Il secondo attacco ai militari italiani nella provincia di Farah è poi avvenuto nel primo pomneriggio di ieri. Militari dell'Ana (l'esercito afghano) si stavano dirigendo da Farah verso Bala Baluk per rifornire una loro base e avevano chiesto il supporto dei paracadutisti italiani presenti nell'area. Poco dopo che le due pattuglie si erano ricongiunte, c'è stato l'attacco. Dapprima l'esplosione di un ordigno ha investito un mezzo delle truppe afgane, poi il convoglio è stato preso di mira con armi leggere e lanciarazzi. Immediata la reazione dei militari italiani ed afghani, che hanno risposto al fuoco ed ucciso un numero imprecisato di insorti. Il gruppo degli aggressori era composto da circa venti persone. Teatro dell'attentato la famosa strada 517, un'arteria ritenuta di importanza «strategica» essendo l'unica che collega Farah City alla «Ring Road», la statale circolare che collega tutte le città del Paese.
Nelle stesse ore due soldati estoni perdevano invece la vita nel sud dell'Afghanistan, dopo che la loro pattuglia era stata attaccata a raffiche di armi automatiche da un gruppo di miliziani mentre stava bonificando dalle mine una strada di Nad-i-Ali, nella provincia meridionale di Helmand.
In Pakistan, invece, è stato ucciso da un commando armato Janullah Hashimzada, noto giornalista afghano apertamente critico nei confronti dei movimenti talebani. A quanto si è appreso, Hashimzada aveva da poco attraversato la frontiera afghano-pakistana all'altezza dello strategico Kyber Pass. Si stava dirigendo a Peshawar quando il minibus sul quale viaggiava è stato bloccato da alcuni uomini che lo hanno fatto scendere e poi ucciso a colpi d'arma da fuoco.