Ritardi e omissioni di Malta: forse una richiesta di rogatoria
di Natalia Andreani
ROMA.Omicidio colposo plurimo e omissione di soccorso. Per ora sono questi i reati per i quali la procura di Agrigento indaga contro ignoti. Ma i magistrati impegnati a chiarire i contorni della strage in cui avrebbero perso la vita 73 eritrei salpati dalla Libia, potrebbero presto chiedere una rogatoria per appurare le responsabilità delle Forze armate di Malta. Chiarimenti richiesti anche dall'Alto commissariato Onu per i rifugiati che si augura non passi il principio dell'impunità e l'idea di un Mediterraneo «terra di nessuno».
Il Pubblico ministero Santo Fornasier sta valutando il racconto dei cinque sopravvissuti alla traversata e poi salvati dalla Finanza. Un racconto piuttosto preciso e secondo il quale il gommone alla deriva da venti giorni fu intercettato da una vedetta maltese che anzichè recuperarlo, come vuole la legge universale del mare, lo riforni di benzina mettendolo in rotta per Lampedusa.
Gli inquirenti stanno facendo accertamenti anche sui giubbotti di salvataggio ritrovati nel gommone e che proprio l'equipaggio della vedetta maltese avrebbe gettato a bordo prima di abbandonare i naufraghi al loro destino. Ma le indagini riguardano anche i ritardi e l'imprecisione con cui le autorità maltesi avrebbero segnalato l'imbarcazione ai colleghi italiani. E poi il mancato recupero degli otto cadaveri avvistati in mare. Insomma «una vicenda giudiziaria complessa», ha spiegato il procuratore capo di Agrigento, Renato Di Natale aggiungendo che in quanto clandestini i cinque sopravvissuti potrebbero anche essere incriminati. Un rischio che va scongiurato, protesta l'Unhcr ricordando che il reato di clandestinità è sospeso per chi, come gli eriteri, può chidere asilo.
Malta, da parte sua, ieri si è detta pronta a fornire ai giudici italiani tutti i chiarimenti necessari. Ma in una conferenza stampa che ha visto schierato l'esecutivo dell'isola ai più alti livelli, il capo di stato maggiore dell'Esercito, Carmelo Vassallo, ha ribadito la versione già fornita. Vale a dire che sul gommone c'erano persone in buone condizioni di salute che hanno insistito per proseguire verso Lampedusa. «Li abbiamo scortati fino alle acque di competenza italiana e la nostra motovedetta ha fatto rientro non appena è intervenuto il pattugliatore della Finanza», ha dichiarato l'ufficiale che, affiancato dai ministri di Esteri e Interno, ha aggiunto di ritenere improbabile che quel gommone abbia davvero accolto 78 persone.
Un nono cadavere in avanzato stato di decomposizione, intanto, è stato avvistato nel pomeriggio di ieri fra Lampedusa e Linosa, la piccola delle Pelagie. Il corpo è di un uomo di colore, probabilmente un'altra vittima della tragedia. Recuperato da una lancia della Guardia Costiera è stato trasportato a Porto Empedocle e messo a disposizione dell'autorità giudiziaria.