Caldo record, è allarme ozono
di Donatella Zorzetto
PAVIA.Anche in provincia di Pavia il caldo record fa scattare l'allarme ozono. Mercoledi, ultimo dato fornito dall'Arpa, il limite dei 180 microgrammi per metro cubo è stato superato a Cornale e Mortara. Nel primo caso il livello di ozono è salito a 186, nel secondo a 184. Pavia invece ancora non ha oltrepassato la soglia: in via Folperti si sono rilevati 161 microgrammi. Segue Ferrera Erbognone Est, con 155 e infine Voghera (Pozzoni), con 118.
«E' innegabile, ancora una volta, che ad essere chiamato in causa sia il traffico - spiega Gian Luigi Vecchim, responsabile provinciale di Legambiente -. Perchè l'ozono si forma in presenza di particolari condizioni di calore; è frutto di una reazione chimica e climatica tra luminosità ed emissioni del traffico, in particolar modo il biossido di azoto».
«Quindi il problema è sempre lo stesso: in inverno abbiamo l'inquinamento da Pm10, in estate, con particolari condizioni di caldo, la formazione di ozono - conclude Vecchi -. La causa è il traffico, quindi tutte le soluzioni anti-inquinamento diventano inefficaci se non si trasforma la mobilità da auto in mobilità sostenibile, quindi alternativa. Nella nostra provincia è evidente che tutto quello che continua a sviluppare il traffico su strada, quindi i grandi progetti a scapito della mobilità su rotaia, rende inefficace qualunque intervento».
Intanto dagli Usa arriva uno studio che conferma: Per salvare il pianeta dal riscaldamento globale si deve puntare al taglio delle emissioni dei materiali incombusti (detti black carbon) e alla riduzione dell'ozono, insieme con la diffusione delle tecnologie già disponibili. In sintesi questo è il contenuto di uno studio di V. Ram Ramanathan, dell'Istituto di oceanografia dell'Università di San Diego, e di Jessica Seddon Wallack, direttore del Centro per il finanziamento dello sviluppo dell'Istituto per la gestione finanziaria e la ricerca a Chennai in India. Secondo Ramanathan «la piena applicazione delle attuali tecnologie di controllo delle emissioni potrebbe compensare gli effetti del riscaldamento da uno a due decenni di emissioni di CO2». Un impegno che, dicono i due autori dello studio, potrebbe concedere «più tempo per la creazione di un'efficace riduzione della CO2, e avrebbe enormi vantaggi per la salute pubblica e per l'economia».
I benefici, dicono, sarebbero istantanei: «Puntare alla riduzione delle emissioni di 'black carbon" e ozono - osservano Ramanathan e Wallack - sono i frutti più facili da raccogliere nell'immediato». Le sfide principali, secondo gli autori, si trovano «nel motivare l'adozione di tecnologie per ridurre le emissioni dei veicoli diesel e di tecnologie per bruciare combustibili da biomassa in modo più efficiente e accessibile nel mondo».
«La nostra ricerca - conclude Ramanathan - fornisce un enorme incentivo per aiutare gli oltre 3 miliardi di persone che vivono con meno di 2 dollari al giorno».