Senza Titolo


PAVIA
Malati psichiatrici
dimenticati da trent'anni

Desidero agganciarmi alla lettera del signor Egidio Picco apparsa venerdi 7 agosto riguardante la legge Basaglia n. 180.
Trenta anni fa questa legge prevedeva la chiusura degli ospedali psichiatrici perché erano veramente una vergogna umana, ma prevedeva anche la ristrutturazione e la costruzione di accoglienze adatte o perlomeno meno degradanti per gli ammalati. In trenta anni non si è fatto nulla di tutto ciò, lasciando i familiari nella più totale disperazione sia morale che economica, perché di questo si tratta se si ha in casa un ammalato psichico, senza tralasciare le necessità dell'ammalato stesso.
Nessun politico di alcun colore si è impegnato per risolvere questa piaga sociale. Ho militato per tanti anni in una associazione volontaria di Pavia, la Cvp, ho avuto modo, purtroppo per tante volte, di accompagnare ammalati all'ex ospedale psichiatrico di Voghera, stanzoni maleodoranti di urina e altro, sporchi, con tanti poveretti vestiti in modo trasandato, alcuni seduti per terra vicino al letto, altri legati con dei camicioni per contenere eventuali convulsioni e farsi male, persone tenute nella sporcizia senza un minimo di igiene.
Ho sempre pensato che in una società civile non poteva esistere tutto questo e che qualcuno, nella stanza dei bottoni, avrebbe cercato di risolvere questa vergogna. Il problema non è stato risolto chiudendo gli ospedali psichiatrici lasciando all'abbandono gli ammalati e i familiari.
Mi auguro che qualche politico si faccia carico di questo problema, ponendolo all'attenzione del Parlamento. Spero in meno di trent'anni.
Giuseppe LanfranchiPavia

PAVIA
Ciclisti da educare
le multe sono indispensabili

Vorrei rispondere alla signora che qualche giorna fa si è lamentata per la legge contro i ciclisti.
Anch'io uso la bicicletta e so quanto è difficile e pericoloso (sono anche stata recentemente investita da un'auto che usciva da uno stop) ma credo che ben venga una legge che faccia rispettare le regole ai ciclisti.
Perché io non ho ben capito cosa pensano di essere i ciclisti. Secondo me pensano di essere dei pedoni visto come si comportano. E' quasi una regola camminare sul marciapiede e sentire scampanellare qualcuno dietro che con modi poco educati chiede strada. Oppure vedere qualcuno che con noncuranza attraversa con il rosso.
La signora poi lamenta la mancanza di piste ciclabili e io faccio solo qualche esempio: in via Cesare Battisti c'è la pista ciclabile ma i ciclisti vanno sul marciapiede sia dal lato della pista che dall'altro; in viale Libertà c'è la pista ciclabile ma i ciclisti vanno sul marciapiede... mi hanno risposto che la pista è al sole; in via Indipendenza idem.
Io credo che in una città come Pavia si debba incentivare l'uso della bicicletta ma prima si devono educare i ciclisti e purtroppo in Italia le persone si educano solo a suon di multe.
Quindi spero tanto che il nostro Comune si metta d'impegno e sanzioni tutte le infrazioni (dei ciclisti e non) e con il ricavato costruire tante piste ciclabili.
R.T.Pavia

PAVIA
Sanità che funziona
al policlinico S. Matteo

Parlar male della sanità e dei servizi ospedalieri è frequente e spesso corrisponde a verità ma credo che sia anche giusto e doveroso evidenziare, invece, quando un reparto funziona perfettamente e il malato viene curato e gestito con professionalità e soprattutto cortesia e disponibilità.
E' il caso del reparto di malattie infettive del Policlinico S.Matteo di Pavia dove mia suocera è stata ricoverata sino a qualche giorno fa ricevendo davvero ogni attenzione necessaria per poter meglio trascorrere in serenità, malgrado le malattia, il periodo di degenza.
Il reparto diretto dal Prof. Minoli si avvale di collaboratori, ad ogni livello, davvero preparati, gentili e disponibili, sempre premurosi nei confronti del malato al quale vengono rivolte le giuste attenzioni che la situazione richiede; la pazienza e la competenza poi di tutta l'equipe del reparto inoltre ha consentito alla paziente di poter risolvere la problematica per la quale si era reso necessario il ricovero, potendo quindi essere dimessa con soddisfazione personale e dei propri familiari.
ln particolare mi sento, anche a nome di tutti i miei familiari, di rivolgere un sentito ringraziamento al dott. Alberto Dei Cas e alla dott.ssa Serena Venturelli che non hanno lasciato nulla di intentato valutando con estrema attenzione ogni necessità e trovando le adeguate soluzioni terapeutiche.
Grazie ancora e complimenti a tutto il reparto.
Renzo Benzonivia e-mail

PAVIA
In piscina divertimento
e qualche piccola regola

Scrivo in risposta alla lettera titolata: «Al Cravino troppo severi nella nuova piscina». Non metto in dubbio che la signora rispetti le norme di convivenza ed igiene e, come lei, tanti altri.
La struttura è bella ed efficiente anche perché vengono fatte rispettare le regole. E' un vero peccato che si tenti di scavalcare le vaschette dell'acqua apposite per accedere al bordovasca, rischiando anche di farsi male, installate per l'igiene degli stessi ospiti che, di sicuro, si lamenterebbero, non a torto, se le piastrelle bianche divenissero improvvisamente nere per la sporcizia. Basterebbe rifletterci un momento.
Anche al bar basterebbe la civiltà, consumare evitando, per quanto possibile, di sporcare a terra e sui tavolini, ma, anche qui, purtroppo, spesso è la mancanza di rispetto a prevalere. Per quanto si possa sorvolare sulla svogliatezza di gettare carte di gelati e bottigliette vuote, non si può intransigere su chi appiccica le gomme masticate ai tavoli o nei posacenere che devono essere poi puliti dai ragazzi del bar.
Se le persone si comportassero con un minimo di civiltà e rispetto, non ci sarebbe affatto bisogno di un personale che si occupa anche di compiti che non lo riguarda, come educare i bagnanti, compito che già i loro genitori avranno svolto a tempo debito. Purtroppo, sono le persone che rispettano le regole a pagarne le spese, come la signora che ha scritto la lettere, che è costretta ad essere ripresa per delle sciocchezze o per cose che non le verrebbe nemmeno in mente di fare. Bisognerebbe criticare chi si comporta in certi modi e non chi, cercando di mantenere un ambiente pulito ed accogliente, svolge, semplicemente, il proprio lavoro. Tengo a ricordare, inoltre, che la maggior parte del personale è composto da giovani universitari che hanno messo a disposizione la propria estate per qualcosa di utile e costruttivo per tutta la cittadinanza e che sono estremamente gentili e disponibili, anche quando costretti a riprendere qualcuno.
In conclusione ringrazio chi mette a disposizione il proprio tempo, rinunciando anche ad una piacevole giornata in vasca con gli amici, per lavorare e chi ha messo a disposizione di noi studenti e dei pavesi. Finalmente uno spazio dedicato ai giovani e al divertimento.
Ilaria PadovanPavia

«SCUDO» FISCALE
Anche nella finanza
obiezione di coscienza

Come tutti sappiamo, la legge 194 del 22 maggio 1978 (più conosciuta come «legge sull'aborto») prevede per il personale sanitario la possibilità di esercitare la cosiddetta «obiezione di coscienza», al fine di essere esonerato dal compimento delle procedure dirette all'interruzione di gravidanza. Un medico, dunque, può legittimamente rifiutarsi di adempiere a ciò che la legge annovera tra le prestazioni sanitarie che le strutture nazionali sono tenute a offrire.
Per una volta, cerchiamo di vedere il bicchiere mezzo pieno, tralasciando ogni polemica su tale articolo di legge e sulle motivazioni che possono stare dietro alla scelta di dichiararsi o meno obiettore. E proviamo a considerare come risvolto positivo il fatto che lo Stato permetta ai cittadini di astenersi dal compiere una determinata azione, per quanto legalmente consentita, ove la loro coscienza la percepisca come crimine.
Domandiamoci allora se tale forma di rispetto per le singole coscienze abbia valenza generale.
Dal prossimo autunno, prenderà il via il terzo «Scudo Fiscale» della nostra storia recente. Scatta cosi una nuova opportunità, per i cittadini che avessero esportato clandestinamente dei capitali, di farli rientrare in Italia senza alcun inconveniente, con la garanzia dell'anonimato, semplicemente dietro pagamento di una penale davvero irrisoria (5%).
Non possiamo escludere che, tra gli addetti degli «intermediari» chiamati a co-gestire tale massiccio rientro di capitali, alcuni possano vedere nello «scudo» una potenziale assoluzione semi-gratuita per evasori e bancarottieri; e ove fossero chiamati a coadiuvare clienti in operazioni di rimpatrio di capitali, la loro coscienza, in questo caso sorda alla legge, li farebbe sentire complici di un reato.
Ma verso questa eventualità, forse non molto più remota dell'antiabortismo di tanti operatori sanitari, al momento la legge non mostra lo stesso riguardo. Curioso, non vi pare?
Francesco Viola Giancarlo GallucciComunisti Italiani, Pavia