I Poggi: «Restiamo in attesa della verità»
di Anna Mangiarotti
GARLASCO. Chi ha tolto la vita a Chiara restituisca la serenità alla sua famiglia, ha detto il parroco. «Noi restiamo in attesa della verità», commentano i Poggi.
A una confessione del killer alludeva l'omelia di don Angelo Croera, l'altra sera alla messa in suffragio per Chiara, assassinata il 13 agosto 2007.
«La verità è da due anni il nostro più grande desiderio - dicono da sempre i genitori Rita e Giuseppe - restiamo in attesa». Non pensavano di vedere ancora la chiesa piena di gente, come per il primo anniversario. Invece nella parrocchiale c'era tutta Garlasco. Cesti di rose bianche, i fiori preferiti dalla vittima, adornavano l'altar maggiore e il ritratto della Madonna Assunta, cui è intitolata la chiesa. «La partecipazione ci ha commosso una volta di più - commentano i Poggi - dandoci forza per affrontare un futuro senza Chiara». Sperano che le parole di don Angelo tocchino il cuore dell'assassino.
Per l'omicidio è a processo l'allora fidanzato di Chiara, Alberto Stasi. Oggi 26enne, da quel giorno proclama la sua innocenza. Ma l'altra sera non era in chiesa, come non lo erano i suoi genitori Elisabetta e Nicola.
Sarebbero partiti per la casa al mare in Liguria il giorno prima dell'anniversario, dopo che Alberto la mattina prestissimo ha fatto visita a Chiara al cimitero, lasciandole un mazzo di rose bianche senza alcun biglietto. In chiesa c'erano però alcuni amici della compagnia storica di Alberto, fra cui la ragazza che la primavera scorsa era stata fotografata con lui e indicata come la nuova fidanzata. Durante la messa è stato toccato spesso il tema della consolazione, ma anche della giustizia, già nella scelta delle letture evangeliche. «Beati gli afflitti perché saranno consolati. Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati». Se la morte può avere un aspetto positivo, ha detto il parroco «è che ci riunisce nella solidarietà per chi ha perso una persona cara. Intorno ai Poggi c'è tutta una comunità».
Per l'anniversario tutti i media hanno ricordato la morte violenta che dopo due anni non ha ancora un colpevole. «Molti mi hanno telefonato in parrocchia anche da luoghi lontani. Dicendomi di pregare per Chiara e la sua famiglia, perché non potevano presenziare alla messa». Don Angelo ha spronato a ricordare Chiara «con la sua voglia di vivere, la serenità, l'intelligenza, la soavità, la capacità di fare amicizia». E di concedere fiducia, ciò che forse l'ha tradita. Con la sua morte violenta, «sono scese le tenebre. Ha avuto il sopravvento il male che sia annida mel cuore dell'uomo». Per vincerlo si deve pregare, ha detto don Croera, «anche per chi ha tolto serenità alla famiglia di Chiara, e possa ora restituirla». Che l'assassino allora confessi, appunto, dopo due anni di silenzio.
Ma si deve pregare «anche per chi amministra la giustizia, affinché possa farlo nel migliore dei modi». Terminata la funzione, Rita e Giuseppe Poggi con il figlio Marco sono rimasti ancora quasi mezz'ora in chiesa. Tanto tempo ci è voluto per abbracciare centinaia di persone, compreso l'assessore Piercarlo Collivignarelli che rappresentava il sindaco Enzo Spialtini. Tutti hanno voluto testimoniare ancora affetto e cordoglio. Come ha fatto il parroco quando allo 'scambiamoci un segno di pace" si è avvicinato al primo banco della navata centrale dove erano i Poggi. Ha stretto la mano a tutti, ha baciato la signora Rita, seduta fra il marito e il figlio, in gonna scura e camicetta bianca. Ieri mattina i Poggi erano a casa, nella villa dove Chiara è stata uccisa. Hanno deciso di restare a viverci per sentirla ancora vicina. Fra poco partiranno per una breve vacanza. In Trentino, dov'erano due anni fa quando Chiara è stata uccisa.